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Tutto il racconto-confessione va letto alla luce delle
bellissime pagine iniziali (sia la prefazione di mons.
Bettazzi, sia l'introduzione di Politi) che suggeriscono al
lettore lo "sguardo" con cui osservare tutta la
vicenda, lo spirito con cui affrontare il tema e il perché
è importante non affrontare con superficialità situazioni
come quella presentata o altre che, in altri campi e realtà,
ci si possono presentare.
Per la Chiesa cattolica l'omosessualità è sempre stata un
tabù e anche oggi non è facile affrontare l'argomento. La
prefazione è scritta da un vescovo, Luigi Bettazzi, che si
è sempre schierato con gli ultimi, con gli sconfitti della
storia e della società, che ha preso spesso posizione con
grande autonomia di giudizio in vicende che venivano
giudicate "da evitare" in quanto scomode o
pericolose. Ciò che mons. Bettazzi segnala al lettore è lo
spirito di onestà intellettuale che il prete protagonista
della storia presenta, onestà e non orgoglio, non sfida,
piuttosto tormento e dolore e, oltre a ciò, rabbia per
l'ipocrisia di tutti coloro che, all'interno del mondo
ecclesiale, in pubblico disprezzano e condannano
l'omosessualità e la praticano invece in privato.
La storia
del protagonista è narrata fin dall'infanzia: una famiglia
numerosa centrata sulla figura materna, di condizioni
economiche modeste, ma non particolarmente disagiate, una
forte e semplice religiosità che porterà anche il figlio
maggiore, oltre al protagonista del libro, a farsi prete.
L'ingresso in seminario avviene a dodici anni, il ragazzino
è contento di quella nuova vita, è molto ingenuo e
semplice e, con il passare degli anni fortifica sempre più
la propria volontà di vita sacerdotale. La sua è una
vocazione autentica, che non verrà scalfita dalle vicende
della vita, e che alla fine avrà la meglio anche sul
tormento che lo porterà ad autosospendersi dal sacerdozio.
La coscienza dell'omosessualità sarà tardiva, anche se
c'erano già stati molti segnali che, forse per paura, non
aveva voluto cogliere. La scoperta sarà
una specie di fulmine, un sentirsi smarrito e solo, e
nello stesso tempo creerà un bisogno di affetto del tutto
nuovo
e provocherà anche uno smarrimento profondo.
Il
dialogo che questo sacerdote aprirà con le autorità
ecclesiali dimostra come sia possibile trovare intelligenza
e sensibilità in molte figure importanti del clero (non in
tutte certo) e come proprio questa disponibilità sia stata
di grande aiuto al giovane prete in crisi, sia nel momento
di allontanamento sia nel successivo reingresso nel ruolo
sacerdotale. Fa bene, a chi si sente "immune" e
"normale", leggere la storia di chi ha sofferto
per la propria diversità, cercando di capire che molteplici
sono gli approcci alla fede e alla vita e soprattutto
imparando a rispettare profondamente i percorsi degli altri.
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