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La confessione. Un prete gay racconta la sua storia

(di Marco Politi - Editori Riuniti 2000)

 

Un libro scomodo e difficile: provoca disagio, fa sentire in qualche modo responsabili della sofferenza che da questa confessione emerge e che, senza nessuna voglia di denuncia, mette in luce la crudeltà e la grettezza che è troppe volte presente in una società apparentemente disinibita.

 

Tutto il racconto-confessione va letto alla luce delle bellissime pagine iniziali (sia la prefazione di mons. Bettazzi, sia l'introduzione di Politi) che suggeriscono al lettore lo "sguardo" con cui osservare tutta la vicenda, lo spirito con cui affrontare il tema e il perché è importante non affrontare con superficialità situazioni come quella presentata o altre che, in altri campi e realtà, ci si possono presentare.

 
Per la Chiesa cattolica l'omosessualità è sempre stata un tabù e anche oggi non è facile affrontare l'argomento. La prefazione è scritta da un vescovo, Luigi Bettazzi, che si è sempre schierato con gli ultimi, con gli sconfitti della storia e della società, che ha preso spesso posizione con grande autonomia di giudizio in vicende che venivano giudicate "da evitare" in quanto scomode o pericolose. Ciò che mons. Bettazzi segnala al lettore è lo spirito di onestà intellettuale che il prete protagonista della storia presenta, onestà e non orgoglio, non sfida, piuttosto tormento e dolore e, oltre a ciò, rabbia per l'ipocrisia di tutti coloro che, all'interno del mondo ecclesiale, in pubblico disprezzano e condannano l'omosessualità e la praticano invece in privato.

 

La storia del protagonista è narrata fin dall'infanzia: una famiglia numerosa centrata sulla figura materna, di condizioni economiche modeste, ma non particolarmente disagiate, una forte e semplice religiosità che porterà anche il figlio maggiore, oltre al protagonista del libro, a farsi prete. L'ingresso in seminario avviene a dodici anni, il ragazzino è contento di quella nuova vita, è molto ingenuo e semplice e, con il passare degli anni fortifica sempre più la propria volontà di vita sacerdotale. La sua è una vocazione autentica, che non verrà scalfita dalle vicende della vita, e che alla fine avrà la meglio anche sul tormento che lo porterà ad autosospendersi dal sacerdozio. La coscienza dell'omosessualità sarà tardiva, anche se c'erano già stati molti segnali che, forse per paura, non aveva voluto cogliere. La scoperta sarà  una specie di fulmine, un sentirsi smarrito e solo, e nello stesso tempo creerà un bisogno di affetto del tutto nuovo e provocherà anche uno smarrimento profondo.

 

Il dialogo che questo sacerdote aprirà con le autorità ecclesiali dimostra come sia possibile trovare intelligenza e sensibilità in molte figure importanti del clero (non in tutte certo) e come proprio questa disponibilità sia stata di grande aiuto al giovane prete in crisi, sia nel momento di allontanamento sia nel successivo reingresso nel ruolo sacerdotale. Fa bene, a chi si sente "immune" e "normale", leggere la storia di chi ha sofferto per la propria diversità, cercando di capire che molteplici sono gli approcci alla fede e alla vita e soprattutto imparando a rispettare profondamente i percorsi degli altri.

 

 

 

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