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Affascinato dai riti di iniziazione
degli indiani, turbato dalla loro capacità di vivere in
mistico rapporto con la natura, Lawrence ripropose in queste
pagine alcuni temi di quella cultura, così come un
occidentale li può cogliere ed interpretare.
Una donna
ancora giovane e insoddisfatta lascia marito e figli e si
avventura da sola sulle montagne messicane per incontrare
gli indiani - discendenti da Montezuma e dai re aztechi -
che le abitano e conoscere i loro dèi.
Le basta imboccare
un piccolo sentiero per inoltrarsi in un altro mondo, in un
clima rarefatto e contagioso - esperienza, questa, che
prosegue come in trance dall'esaltazione alla suprema
indifferenza, oltre il dolore e lo sfinimento, oltre la
morte. Incontrerà i suoi indiani: sinuosi, insidiosi,
femminei, feroci; spaventosamente impersonali e, come quel
mondo, "inumani".
La donna che fuggì a cavallo
è una lettura che affascina e prende il lettore per la
partecipata commozione dello scrittore davanti a un mondo
pieno di misteri, per la sensazione di perdita che si ha,
perdita di una interezza che la modernità ha frantumato,
lasciandoci in pasto all'insoddisfatta razionalità della
nostra vita.
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