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La donna che fuggì a cavallo

(di David H. Lawrence - Adelphi 2001)

 

 

Questo racconto fu scritto da Lawrence nel 1925, al ritorno da un viaggio in Messico che aveva segnato per lui una rivelazione e una svolta importante nella sua poetica e nella sua concezione della vita. 

 

Affascinato dai riti di iniziazione degli indiani, turbato dalla loro capacità di vivere in mistico rapporto con la natura, Lawrence ripropose in queste pagine alcuni temi di quella cultura, così come un occidentale li può cogliere ed interpretare.

 

Una donna ancora giovane e insoddisfatta lascia marito e figli e si avventura da sola sulle montagne messicane per incontrare gli indiani - discendenti da Montezuma e dai re aztechi - che le abitano e conoscere i loro dèi.

 

Le basta imboccare un piccolo sentiero per inoltrarsi in un altro mondo, in un clima rarefatto e contagioso - esperienza, questa, che prosegue come in trance dall'esaltazione alla suprema indifferenza, oltre il dolore e lo sfinimento, oltre la morte. Incontrerà i suoi indiani: sinuosi, insidiosi, femminei, feroci; spaventosamente impersonali e, come quel mondo, "inumani".

 

La donna che fuggì a cavallo è una lettura che affascina e prende il lettore per la partecipata commozione dello scrittore davanti a un mondo pieno di misteri, per la sensazione di perdita che si ha, perdita di una interezza che la modernità ha frantumato, lasciandoci in pasto all'insoddisfatta razionalità della nostra vita.

 

 

 

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