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L'analisi
intellettuale dello scrittore non accetta di essere
pura riflessione e esige l'immersione nel mondo
della fabbrica, delle periferie, delle
manifestazioni operaie di piazza; e chiede alla
scrittura un'energia nuova e quasi feroce, che possa
irrompere nella realtà e quasi modificarla,
abbattendone tutti i muri, compreso quello delle
liturgie sindacali.
E
così Ottieri ci mostra un mondo di aziende, operai
e contadini in cui la nevrosi e l'alienazione non
possono più essere vinte né domate, e si
trasformano piuttosto in malattia comune e
incurabile. Il testo di Ottieri usa la lacerazione
interiore e privata come una lente d'ingrandimento
per scoprire che cosa, al di là dei ritmi di
produttività, delle tabelle di rendimento, dei
facili slogan di un corteo, resti dell'individuo che
tutti siamo, per cercare di capire quale via di
fuga, quale intima felicità sia ancora possibile
per l'uomo prigioniero del meccanismo dei tempi e
riti della produzione aziendale.
La
prefazione di Furio Colombo è davvero illuminante:
si nota un'antica frequentazione con l'autore,
un'amicizia e una stima che consentono, possedendo
la sensibile intelligenza di Colombo, di leggere
questa nuova edizione di La linea gotica con
maggiore consapevolezza e attenzione.
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