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La linea gotica. Taccuino 1948-1958

(di Ottiero Ottieri - Bollati e Boringhieri 2001)

  

 

La linea gotica di Ottieri è uno dei testi fondamentali della letteratura industriale in Italia: una sorta di diario privato rivissuto in pubblico, un urgente e teso svilupparsi di riflessioni, racconti, esperienze personali che abbracciano un intero decennio, dal 1948 al 1958, sollevando interrogativi esistenziali e sociali ancora profondamente attuali.

 

L'analisi intellettuale dello scrittore non accetta di essere pura riflessione e esige l'immersione nel mondo della fabbrica, delle periferie, delle manifestazioni operaie di piazza; e chiede alla scrittura un'energia nuova e quasi feroce, che possa irrompere nella realtà e quasi modificarla, abbattendone tutti i muri, compreso quello delle liturgie sindacali.

 

E così Ottieri ci mostra un mondo di aziende, operai e contadini in cui la nevrosi e l'alienazione non possono più essere vinte né domate, e si trasformano piuttosto in malattia comune e incurabile. Il testo di Ottieri usa la lacerazione interiore e privata come una lente d'ingrandimento per scoprire che cosa, al di là dei ritmi di produttività, delle tabelle di rendimento, dei facili slogan di un corteo, resti dell'individuo che tutti siamo, per cercare di capire quale via di fuga, quale intima felicità sia ancora possibile per l'uomo prigioniero del meccanismo dei tempi e riti della produzione aziendale.

  

La prefazione di Furio Colombo è davvero illuminante: si nota un'antica frequentazione con l'autore, un'amicizia e una stima che consentono, possedendo la sensibile intelligenza di Colombo, di leggere questa nuova edizione di La linea gotica con maggiore consapevolezza e attenzione.

 

 

 

 

 

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