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Il
racconto di Isabel, questa donna dal "cervello
mezzo bruciato", ruota intorno a una
canzone infarcita di note e simboli - una canzone di
Jerry, naturalmente, che per lei è l'ultimo punto
di riferimento, un messaggio di cui però ha perduto
il senso.
Nella
prima parte la narratrice presenta il contesto in
cui si colloca il suo presente: una specie di
donazione a Dio, la preghiera, la mortificazione dei
sensi, la ricerca del perdono, il colloquio e il
supporto ricevuto da alcune suore. Poi il racconto
si srotola, sempre spezzato, quasi rotto da
improvvisi lampi o singhiozzi, e viene ricostruita
la strada verso la pazzia del fratello.
Infine
la notte in cui tutto si consuma, in cui l'elemento
simbolico finisce con l'uccidere: la mano che non
risponde al perfezionismo dell'esecutore, la ricerca
di una "sostituzione" chirurgica, il sogno
di una mano meccanica che sappia offrire prestazioni
superiori ("sette dita" per vincere in
rapidità ogni rivale), e infine la morte, unica
possibile via d'uscita. Attraverso la voce di Isabel,
Luca Doninelli lascia esplodere le ossessioni dei
protagonisti.
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