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La mano

(di Luca Doninelli - Garzanti 2001)

 

 

La mano è un lungo monologo, un'allucinata storia di morte e di passione che una donna, ormai irrimediabilmente segnata dall'uso della droga che le ha sconvolto il cervello, fa del proprio fratello, Jerry, un chitarrista straordinario, un grande del rock, che si è dato la morte in modo tragico e folle.

 

Il racconto di Isabel, questa donna dal "cervello mezzo bruciato",  ruota intorno a una canzone infarcita di note e simboli - una canzone di Jerry, naturalmente, che per lei è l'ultimo punto di riferimento, un messaggio di cui però ha perduto il senso.

 

Nella prima parte la narratrice presenta il contesto in cui si colloca il suo presente: una specie di donazione a Dio, la preghiera, la mortificazione dei sensi, la ricerca del perdono, il colloquio e il supporto ricevuto da alcune suore. Poi il racconto si srotola, sempre spezzato, quasi rotto da improvvisi lampi o singhiozzi, e viene ricostruita la strada verso la pazzia del fratello.

 

Infine la notte in cui tutto si consuma, in cui l'elemento simbolico finisce con l'uccidere: la mano che non risponde al perfezionismo dell'esecutore, la ricerca di una "sostituzione" chirurgica, il sogno di una mano meccanica che sappia offrire prestazioni superiori ("sette dita" per vincere in rapidità ogni rivale), e infine la morte, unica possibile via d'uscita. Attraverso la voce di Isabel, Luca Doninelli lascia esplodere le ossessioni dei protagonisti.

 

 

 

 

 

 

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