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I
tratti distintivi della storia sembrano infatti
molto più americani che europei: un atteggiamento
disinibito che nasconde comunque un certo
conformismo, le nevrosi di una società
"concorrenziale" che vuole protagonisti
giovani, belli, magri, vestiti con abiti firmati,
con case brillanti, carriere esaltanti, un'amante e
un'insoddisfazione dolorosa radicata nell'animo, ma
a cui non pensare assolutamente mai.
La
voce narrante del romanzo è una giovane donna di
trentatré anni con un bel marito, due splendidi
bambini e una casa meravigliosa. Ma, a volte, Clara
si sveglia con la subdola sensazione che la vita non
possa essere tutta qui. Che non possa essere tutta
cestini della merenda e corse scellerate per portare
i figli a scuola. Che esista qualcos'altro oltre
alle tediose faccende domestiche e alle altrettanto
tediose conversazioni con l'amica Naomi, moglie e
madre impeccabile. Che oltre all'affetto e al
cameratismo, un rapporto di coppia debba contenere
anche un pizzico di passione.
Ma
un giorno, complice una disastrosa intervista e la
sua abissale ignoranza in materia di danza, Clara si
imbatte in Patrick Dunphy, étoile del balletto
londinese... E scopre che la metafora della propria
vita è racchiusa in un piatto di ravioli freddi:
ancora passabile ma molto, molto meno invitante di
prima.
Amante
delle battute fulminanti tanto quanto è nemica
delle diete, India Knight disegna un ritratto,
divertito e divertente, delle inglesi del Duemila
alle prese con la famiglia, il lavoro, le amicizie
e... perché no? anche l'amore.
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