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Con
un ritmo serrato caratterizzato da frasi asciutte e
dialoghi scarni, il racconto propone un potente
crescendo di disperazione in cui la linearità della
prosa contrasta con la complessività psicologica
dei personaggi. Il protagonista, Jean Michelet, è
un imprenditore parigino costretto al cinismo dalle
delusioni della vita.
Quando
però riscopre un barlume di solidarietà e di
amore, cerca di salvare la piccola Dinah costretta
dalla tubercolosi in una casupola malsana situata a
pochi passi dalla sua villa. Il romanzo sembra,
quindi, essere diviso in due parti: nella prima è
descritta la giovinezza e quella parte di vita del
protagonista che lo ha condotto al benessere
economico e all'arida noia che caratterizza la sua
persona, rispettabile ma priva di emozioni e di
sentimenti; nella seconda la madre di Dinah, al
colmo della disperazione e in una situazione di
miseria che le impedisce di curare la piccola malata
ormai vicina alla morte, ricorre a Jean Michelet, il
suo vicino di casa.
Inizialmente
l'egoismo prevale, ma un sentimento di riscatto
s'insinua nel ricco imprenditore, un desiderio di
riportare giustizia e di vendicare le offese, la
volontà di essere un angelo salvatore, un uomo
nuovo e sensibile: troppo tardi però, la morte di
Dinah è per lui anche la fine dell'illusione di un
cambiamento.
L'amarezza
del romanzo nasce dalla spietata descrizione della
miseria morale a cui la ricchezza spesso conduce e
alla visione della solitudine a cui relega
implacabilmente la povertà. |