Un giorno accade l'imprevisto e Michaela si
troverà ad affrontare l'inferno di un collegio per
bambine povere, tra soprusi e crudeltà. Sarà Olga,
una bambola russa che la piccola ha portato
clandestinamente con sé, ad aiutarla nei momenti di
massima disperazione: un talismano a cui Michaela
affida le sue estreme possibilità di salvezza e di
riscatto. E quando la tragedia sembra ormai
compiuta, potrà contare anche sulla solidarietà
delle compagne che un tempo le sembravano ostili.
La
morte e la bambola è un capolavoro di potente
forza visionaria, scritto con sorprendente semplicità
da un'autrice ancora sconosciuta in Italia. Romanzo
sulla brutalità, sui silenzi, sull'esclusione e sul
senso di colpa, ma anche sulla forza interiore e
sulla gioia di vivere dell'infanzia.
Narrato in
terza persona, ma tutto (si direbbe con linguaggio
cinematografico) "in soggettiva", il
romanzo è scabro ed essenziale anche nel descrivere
episodi emotivamente molto intensi; è permeato dal
disagio, presente anche nel periodo felice,
dell'estraneità; è attento all'impossibilità che
un bambino ha di capire alcuni meccanismi mentali, o
morali, degli adulti; è dominato da una sensazione
di colpa antica che quasi tutti i personaggi
denunciano in frasi o in comportamenti
apparentemente crudeli; è infine capace di unire
elemento fantastico e realtà, così come solo
avviene nella testa di un bambino, grazie a un forte
lirismo, sempre contenuto e mai retorico.