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La partita del secolo. 

Storia di Italia-Germania 4-3

(di Nando dalla Chiesa - Rizzoli 2001)

 

 

Non ci troviamo davanti a un libro sul calcio, anche se la conoscenza calcistica dell'autore è indubbia, ma davanti a un momento cruciale nella biografia di una generazione: quella del Sessantotto. 

 

La prima parte del volume è, infatti, dedicata all'analisi delle motivazioni storiche e politiche che spinsero i ragazzi più attenti, quegli studenti che rompendo ogni regola furono protagonisti di una stagione di rivolte e di una frattura di portata davvero storica, a rifiutare il calcio.

 

Una strage di giovani inermi, per lo più studenti, perpetrata a Città del Messico pochi giorni prima delle Olimpiadi del 1968, nella piazza Tre Culture dove si erano riuniti per tenere un comizio. La violenza del potere si era abbattuta senza pietà con l'unico, mostruoso scopo di rendere "sereni" i giochi olimpici. Le immagini di quei giovani uccisi stampate sui giornali e trasmesse dalle televisioni erano penetrate nelle coscienze dei ragazzi italiani che, proprio in quel periodo, mettevano in discussione un universo che appariva intoccabile. 

 

Così il calcio, come "oppio dei popoli", lo sport in quanto business erano stati rifiutati, nonostante i ricordi infantili delle partite in oratorio e la passione, solo in parte compressa, per la squadra del cuore pulsassero sul fondo della razionalità e di scelte etiche sinceramente professate. Ma la notte del 17 giugno 1970 rimise tutto in discussione. Italia contro Germania: un popolo provinciale e da poco emerso da una cultura contadina e dal frazionamento regionale si trova a gareggiare contro la nazione che, uscita a pezzi dalla guerra aveva raggiunto un livello di benessere capace di attrarre tanti nostri lavoratori troppo spesso accolti dai ricchi tedeschi con diffidenza se non con forme di disprezzo. 

 

In quella notte gli studenti che avevano gridato contro il calcio dei "padroni" si trovano a guardare la partita e a veder crescere la passione fino alle ultime battute, al "miracolo", a quel grido di Nando Martellini "Rivera! Rivera! Rivera!" che provoca un'esplosione spontanea e incredibile in tutto il paese. Dalla Chiesa allora guarda a quella festa con l'occhio del sociologo e con la tenerezza della memoria fotografando un Paese, in un momento preciso della sua storia, e una generazione che, pur nella contraddizione, riuscì a incidere nei pensieri e nelle coscienze collettive, che scardinò tante certezze senza più radici, che trasformò il costume e la morale, insomma che aprì gli occhi di tutti su di un mondo nuovo. 

 

La chiave di lettura scelta per interpretare quell'evento e quegli anni è singolare, si rapporta costantemente con l'oggi, non nasconde la partecipazione diretta ma non la mitizza, rifiuta la maggior parte dei canoni interpretativi del Sessantotto, e guarda infine, pur con tutta la sincera passione di un amante del calcio, ad una partita veramente "esemplare" come ad una cartina di tornasole di un'Italia che non aveva ancora subito l'appiattimento culturale che oggi la domina.

 

 

 

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