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La
prima parte del volume è, infatti, dedicata
all'analisi delle motivazioni storiche e politiche
che spinsero i ragazzi più attenti, quegli studenti
che rompendo ogni regola furono protagonisti di una
stagione di rivolte e di una frattura di portata
davvero storica, a rifiutare il calcio.
Una
strage di giovani inermi, per lo più studenti,
perpetrata a Città del Messico pochi giorni prima
delle Olimpiadi del 1968, nella piazza Tre
Culture dove si erano riuniti per tenere un
comizio. La violenza del potere si era abbattuta
senza pietà con l'unico, mostruoso scopo di rendere
"sereni" i giochi olimpici. Le immagini di
quei giovani uccisi stampate sui giornali e
trasmesse dalle televisioni erano penetrate nelle
coscienze dei ragazzi italiani che, proprio in quel
periodo, mettevano in discussione un universo che
appariva intoccabile.
Così
il calcio, come "oppio dei popoli", lo
sport in quanto business erano stati rifiutati,
nonostante i ricordi infantili delle partite in
oratorio e la passione, solo in parte compressa, per
la squadra del cuore pulsassero sul fondo della
razionalità e di scelte etiche sinceramente
professate. Ma la notte del 17 giugno 1970 rimise
tutto in discussione. Italia contro Germania: un
popolo provinciale e da poco emerso da una cultura
contadina e dal frazionamento regionale si trova a
gareggiare contro la nazione che, uscita a pezzi
dalla guerra aveva raggiunto un livello di benessere
capace di attrarre tanti nostri lavoratori troppo
spesso accolti dai ricchi tedeschi con diffidenza se
non con forme di disprezzo.
In
quella notte gli studenti che avevano gridato contro
il calcio dei "padroni" si trovano a
guardare la partita e a veder crescere la passione
fino alle ultime battute, al "miracolo", a
quel grido di Nando Martellini "Rivera! Rivera!
Rivera!" che provoca un'esplosione spontanea e
incredibile in tutto il paese. Dalla Chiesa allora
guarda a quella festa con l'occhio del sociologo e
con la tenerezza della memoria fotografando un
Paese, in un momento preciso della sua storia, e una
generazione che, pur nella contraddizione, riuscì a
incidere nei pensieri e nelle coscienze collettive,
che scardinò tante certezze senza più radici, che
trasformò il costume e la morale, insomma che aprì
gli occhi di tutti su di un mondo nuovo.
La
chiave di lettura scelta per interpretare
quell'evento e quegli anni è singolare, si rapporta
costantemente con l'oggi, non nasconde la
partecipazione diretta ma non la mitizza, rifiuta la
maggior parte dei canoni interpretativi del
Sessantotto, e guarda infine, pur con tutta la
sincera passione di un amante del calcio, ad una
partita veramente "esemplare" come ad una
cartina di tornasole di un'Italia che non aveva
ancora subito l'appiattimento culturale che oggi la
domina. |