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La Porta del Diavolo

(di Frédéric Richaud - Ponte alle Grazie 2001)

 

 

Alla fine della Prima guerra mondiale, in un piccolo villaggio delle Hautes-Alpes, la vita scorre al ritmo delle stagioni e delle vicende degli abitanti. Marie, che vive con i genitori e la nonna, sogna di abbandonare il villaggio. L'occasione arriva con Bastien, uno stagionale che ha lavorato dappertutto, in quel mondo immenso che Marie desidera percorrere.

 

Negli occhi e nelle parole dello stagionale prendono forma i sogni che la ragazza ha intessuto fino ad ora. Ma "su quelle alte terre dimenticate da Dio, schiacciate dal sole o dalla pioggia, i personaggi sono sottomessi a un destino implacabile. Tutti i loro tentativi per fuggire il destino sono vani. Sono condannati a errare tra due mondi: città e campagna, sogni inaccessibili e realtà divorante, desideri di purezza e pulsioni d’animali selvaggi".

 

Dopo l'austera eleganza del Signor giardiniere, Frédéric Richaud torna alla scrittura con un romanzo intenso, un vivido affresco rurale in cui prendono vita personaggi dai contorni netti, e in cui riaffiorano, scolpiti in un linguaggio essenziale e poetico, i grandi temi del suo narrare: l'Amore come tonalità fondamentale della melodia umana, sublime e brutale al tempo stesso, che innalza e distrugge; la Natura, immagine speculare dell'Amore, forza arcaica che dolcemente accoglie ma duramente mette alla prova; e il conflitto che queste forze generano.

 

Una trama piuttosto semplice, ma che nasconde in realtà elementi di grande interesse. Innanzitutto la capacità dell’autore di ricreare lo spirito e il clima di un'epoca, pur vista con gli occhi di un contemporaneo. Poi la scelta formale e linguistica, basata su una struttura a frasi brevi con l'uso di parole semplici e di concetti altrettanto lineari che testimoniano la volontà dell’autore da un lato di ricostruire lo spirito popolare degli anni Trenta del Novecento, dall’altro di ricreare il mondo comunicativo dei contadini della Provenza.

 

 

 

 

 

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