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Negli occhi e nelle parole dello stagionale prendono
forma i sogni che la ragazza ha intessuto fino ad
ora. Ma "su quelle alte terre dimenticate da
Dio, schiacciate dal sole o dalla pioggia, i
personaggi sono sottomessi a un destino implacabile.
Tutti i loro tentativi per fuggire il destino sono
vani. Sono condannati a errare tra due mondi: città
e campagna, sogni inaccessibili e realtà divorante,
desideri di purezza e pulsioni d’animali
selvaggi".
Dopo l'austera eleganza del Signor
giardiniere, Frédéric Richaud torna alla
scrittura con un romanzo intenso, un vivido affresco
rurale in cui prendono vita personaggi dai contorni
netti, e in cui riaffiorano, scolpiti in un
linguaggio essenziale e poetico, i grandi temi del
suo narrare: l'Amore come tonalità fondamentale
della melodia umana, sublime e brutale al tempo
stesso, che innalza e distrugge; la Natura, immagine
speculare dell'Amore, forza arcaica che dolcemente
accoglie ma duramente mette alla prova; e il
conflitto che queste forze generano.
Una trama
piuttosto semplice, ma che nasconde in realtà
elementi di grande interesse. Innanzitutto la
capacità dell’autore di ricreare lo spirito e il
clima di un'epoca, pur vista con gli occhi di un
contemporaneo. Poi la scelta formale e linguistica,
basata su una struttura a frasi brevi con l'uso di
parole semplici e di concetti altrettanto lineari
che testimoniano la volontà dell’autore da un
lato di ricostruire lo spirito popolare degli anni
Trenta del Novecento, dall’altro di ricreare il
mondo comunicativo dei contadini della Provenza.
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