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Tra
queste patologie, spesso non nuove ma in
preoccupante aumento, troviamo anoressia e bulimia,
disturbi della sfera alimentare che colpiscono una
fascia sensibile della gioventù occidentale, e
l'autismo, problema di ancor maggiore gravità che
crea una barriera spesso insuperabile tra chi ne è
affetto e il mondo circostante.
La
malattia in genere si manifesta nei primi anni di
vita e getta nel panico i genitori che spesso si
reputano in qualche modo colpevoli e inadempienti o,
comunque, pensano di essere incapaci di affrontare
il difficile percorso di recupero che li aspetta.
Sull'autismo si sono scritti molti saggi,
affrontando il problema o da un punto di vista
prettamente terapeutico o con gli occhi di un padre
o di una madre coinvolti in questo arduo cammino.
Ma
la voce del malato, di chi soffre di questo disturbo
raramente ha trovato uno spazio. La ragazza
porcospino colma questa lacuna. Un racconto a
tratti sconvolgente, fatto da una giovane donna di
28 anni incapace di compiere azioni semplicissime
come mangiare, vestirsi, lavarsi... Grazie a un
sistema di comunicazione all'avanguardia, detto
"comunicazione facilitata", Katja ha
potuto parlare di sé anche senza dover davvero
parlare.
Indicando
le lettere di un pannello, o di una tastiera, con la
mano (il braccio è sostenuto dalla madre), quella
che era considerata sino ai 23 anni una persona
sofferente di un grave handicap fisico e mentale, ha
potuto dimostrare di essere invece dotata di una
notevole memoria e un'intelligenza straordinaria,
tanto da saper leggere e scrivere in numerose
lingue.
In
questo libro Katja Rohde racconta il suo tragico
destino, le sue pulsioni, i suoi sogni, con grande
sincerità e cercando di dare un piccolo contributo
al difficile recupero di chi vive la stessa
condizione di isolamento. |