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La rete a maglie larghe

(di Håkan Nesser - Guanda 2001)

 

 

Inizia male la giornata per Janek Mitter, con quel mal di testa lancinante. Sul pavimento le bottiglie di vino vuote, segno di una lunga notte d'amore con la giovane moglie Eva; nel bagno il cadavere di lei che galleggia nella vasca. Pochi ricordi sbiaditi dall'alcol e la sola certezza di non essere stato lui a ucciderla.

 

Eppure tutto lo accusa e a nulla vale la linea difensiva: la condanna per omicidio colposo arriva inesorabile, sei lunghi anni di carcere. Ma il commissario Van Veeteren non crede alla colpevolezza dell'uomo: il suo istinto di segugio gli suggerisce che altra è la pista da battere, fra i colleghi della coppia, al liceo dove entrambi insegnavano, nel loro passato.

 

E dopo che Mitter viene brutalmente pugnalato in cella, il commissario e la sua affiatata squadra scavano nel passato di Eva. Il disegno stenta a ricomporsi perfino agli occhi smaliziati di un uomo come Van Veeteren, che l'esperienza ha reso solitario, malinconico, cinico alle volte, ma anche profondamente umano.

 

Quand'ecco che un nuovo omicidio, apparentemente estraneo alla vicenda, indica al commissario come avvolgere nella rete il colpevole, una rete a maglie larghe formata dal grossolano intreccio di serietà e di burla, la sola in grado di catturare le cose grandi e difficili.

 

Nasce con questo incalzante romanzo, primo di una serie di dieci polizieschi, il personaggio di Van Veeteren, commissario nella città fittizia di Maardam collocata in un imprecisato nord Europa: disincantato, riflessivo, buon giocatore di scacchi, un poco meteoropatico, fissato di battere almeno una volta a badminton il collega Münster, affronta i casi cercando soprattutto di capire le ragioni più riposte che spingono a compiere il male.

  

 

 

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