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Eppure tutto lo accusa e a nulla vale la linea
difensiva: la condanna per omicidio colposo arriva
inesorabile, sei lunghi anni di carcere. Ma il
commissario Van Veeteren non crede alla colpevolezza
dell'uomo: il suo istinto di segugio gli suggerisce
che altra è la pista da battere, fra i colleghi della
coppia, al liceo dove entrambi insegnavano, nel loro
passato.
E dopo che Mitter viene brutalmente pugnalato
in cella, il commissario e la sua affiatata squadra
scavano nel passato di Eva. Il disegno stenta a
ricomporsi perfino agli occhi smaliziati di un uomo
come Van Veeteren, che l'esperienza ha reso solitario,
malinconico, cinico alle volte, ma anche profondamente
umano. Quand'ecco che un nuovo omicidio,
apparentemente estraneo alla vicenda, indica al
commissario come avvolgere nella rete il colpevole,
una rete a maglie larghe formata dal grossolano
intreccio di serietà e di burla, la sola in grado di
catturare le cose grandi e difficili.
Nasce
con questo incalzante romanzo, primo di una serie di
dieci polizieschi, il personaggio di Van Veeteren,
commissario nella città fittizia di Maardam collocata
in un imprecisato nord Europa: disincantato,
riflessivo, buon giocatore di scacchi, un poco
meteoropatico, fissato di battere almeno una volta a
badminton il collega Münster, affronta i casi
cercando soprattutto di capire le ragioni più riposte
che spingono a compiere il male. |