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La terra del fuoco

(di Sylvia Iparraguirre - Einaudi 2001)

 

 

1830. Tra Londra e Capo Horn si mette in atto uno strano esperimento: Jemmy Button, indiano yámana della Terra del Fuoco, viene portato in Inghilterra per essere «educato» secondo la cultura britannica. Ma soprattutto perché possa servire da testa di ponte per una futura occupazione inglese delle sue terre alla fine del mondo.

 

Innanzitutto, La terra del fuoco č la storia di un'amicizia. Dell'amicizia tra John William Guevara, detto Jack, figlio illegittimo di un inglese e di una creola argentina, e Omoy-lume, detto Jemmy Button, indiano yámana della Patagonia. Poi č la storia di una terra «alla fine del mondo», spazzata dai gelidi venti e dalle terribili tempeste che infuriano tra Capo Horn e le Falkland/Malvinas.

 

E, ancora, č la storia del tentativo, da parte della Corona inglese, di colonizzare quelle terre anche attraverso l'«educazione», a Londra, di alcuni «selvaggi». Su queste premesse, e utilizzando sapientemente documenti e testimonianze dell'epoca (tant'č che tra i protagonisti del romanzo compaiono anche Charles Darwin e Robert Fitzroy), Sylvia Iparraguirre ricostruisce una vicenda indimenticabile seguendo i suoi personaggi in Terra del Fuoco, nella miserabile e maestosa Londra dell'Ottocento e tra le sconfinate pianure argentine dove Jack - cronista dei fatti allora avvenuti - vive.

 
Č la storia dell'incontro, inevitabilmente impari, tra due culture, tra la cecitŕ e la violenza del mondo «civile» e cristiano e la semplice e durissima vita di un popolo che vive rispettando la natura e le proprie antiche consuetudini.

 

Un testo serrato, avvincente e poetico allo stesso tempo, organizzato secondo un'articolata architettura di incastri temporali e con un meccanismo che pare ispirato a un serrato montaggio cinematografico. 

  

  

  

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