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La vera storia di Rosa Vercesi e della sua amica Vittoria

(di Guido Cernetti - Einaudi 2000)

 

  

Corso Oporto, oggi corso Matteotti, a Torino, è, per chi non lo conosce, una strada alberata, molto larga, costeggiata da palazzi signorili. 

 

Durante la seconda guerra mondiale alcuni dei suoi monumentali palazzi si sono rivelati rifugi sicuri e solidi, come la società che li abitava: nobili e ricchi borghesi, negozianti e funzionari.Pochi i meno abbienti, relegati nelle scale interne ai cortili, o ai piani alti. In corso Oporto nel 1930 la mattina si monta il mercato. Nei piani alti del palazzo le urla di due donne e poi più niente.

 

Una delle due voci è quella di Vittoria Nicolotti, destinata a essere immortalata nella squallida immagine di un manuale di medicina legale, come cadavere esemplare, con lo stampo dei denti dell'assassino su un braccio. Vittoria un avvertimento lo aveva avuto, da una zingara, nel suo negozio di abbigliamento per bambini. Non doveva far entrare in casa sua una donna, così le aveva detto la zingara per ringraziarla di una generosa elemosina.

 

Ma quella notte, nell'appartamento al quinto piano di corso Oporto 51 una donna entra. È Rosa Vercesi, un'amica intima di vecchia data. La sera stessa alle 18 viene fermata sulle scale del suo palazzo, in via Madama Cristina. Un assassinio che oggi lascerebbe quasi indifferente l'opinione pubblica, all'epoca fece scalpore. Le indagini furono rapidissime, la colpevole immediatamente arrestata, ma ciò che veramente stava dietro al delitto non fu mai del tutto chiarito.

 

Ceronetti affronta la ricostruzione della vicenda con l'abilità di un inquirente lucido e arguto, malgrado la difficoltà obiettiva di reperire i documenti originali. In brevi capitoli che con sintesi e veridicità ricostruiscono non solo il delitto ma anche vari momenti antecedenti e successivi all'omicidio e il tragico destino della Vercesi, l'autore avvince il lettore e lo trascina sino all'epilogo. L'epilogo della storia di due "falene" (come lui stesso le definisce): una, di povere origini, attratta dalla luce del danaro, l'altra abbastanza "sistemata", con un negozio avviato che si chiama proprio così: La Falena.

  

 

 

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