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Durante la seconda guerra mondiale alcuni
dei suoi monumentali palazzi si sono rivelati rifugi sicuri
e solidi, come la società che li abitava: nobili e ricchi
borghesi, negozianti e funzionari.Pochi i meno abbienti,
relegati nelle scale interne ai cortili, o ai piani alti. In
corso Oporto nel 1930 la mattina si monta il mercato. Nei
piani alti del palazzo le urla di due donne e poi più
niente.
Una delle due voci è quella di Vittoria
Nicolotti,
destinata a essere immortalata nella squallida immagine di
un manuale di medicina legale, come cadavere esemplare, con
lo stampo dei denti dell'assassino su un braccio. Vittoria
un avvertimento lo aveva avuto, da una zingara, nel suo
negozio di abbigliamento per bambini. Non doveva far entrare
in casa sua una donna, così le aveva detto la zingara per
ringraziarla di una generosa elemosina.
Ma quella notte,
nell'appartamento al quinto piano di corso Oporto 51 una
donna entra. È Rosa Vercesi, un'amica intima di vecchia
data. La sera stessa alle 18 viene fermata sulle scale del
suo palazzo, in via Madama Cristina. Un assassinio che oggi
lascerebbe quasi indifferente l'opinione pubblica, all'epoca
fece scalpore. Le indagini furono rapidissime, la colpevole
immediatamente arrestata, ma ciò che veramente stava dietro
al delitto non fu mai del tutto chiarito.
Ceronetti affronta
la ricostruzione della vicenda con l'abilità di un
inquirente lucido e arguto, malgrado la difficoltà
obiettiva di reperire i documenti originali. In brevi
capitoli che con sintesi e veridicità ricostruiscono non
solo il delitto ma anche vari momenti antecedenti e
successivi all'omicidio e il tragico destino della Vercesi,
l'autore avvince il lettore e lo trascina sino all'epilogo. L'epilogo della storia di due "falene" (come lui
stesso le definisce): una, di povere origini, attratta dalla
luce del danaro, l'altra abbastanza "sistemata",
con un negozio avviato che si chiama proprio così: La
Falena. |