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La versione di Barney

(di Mordecai Richler - Adelphi 2000)

 

 

I figli, le mogli, i vizi, le malattie, un processo per omicidio... Barney Panofsky nella vita non si è fatto mancare nulla. Dopo il suicidio della prima moglie, l'intervallo di un secondo matrimonio e una terza, felice unione con una donna meravigliosa, Miriam, che lo lascia dopo un tradimento, Barney è solo. È solo con i suoi ricordi, malgrado gli amici, i nemici e i figli.

 

È solo con la sua carriera di autore di sit-com televisive alla Totally Unnecessary Productions. È solo con le sue malattie e l'amatissimo whisky. Ora vuole dare la sua versione dei fatti, di tutti i fatti che l'hanno visto coinvolto. Lo ha "pungolato" un amico-nemico che sta per pubblicare un libro che lo diffama. È necessario tacitarlo con la verità dei fatti. Ma la versione di Barney sarà cosi chiarificatrice come voleva essere? Non importa.

 

Il personaggio che ci viene descritto è affascinante e repellente, fragile e cinico, complesso e al contempo lineare, anticonformista e stravagante ma anche legato alle piccole abitudini del quotidiano vivere comune. Non potremo neppure sapere se il delitto di cui è stato accusato e poi assolto lo abbia commesso veramente.

 
Decimo romanzo di un autore affermato anche come sceneggiatore hollywoodiano, La versione di Barney nasconde quasi certamente diversi momenti autobiografici. Affabulatore eclettico e ironico, Richler scrive in modo complesso, formando un articolato insieme di digressioni. 

 

E il filo logico diventa ancor più tenue quando, con il procedere della narrazione avanza anche la malattia degenerativa che sta divorando il cervello del protagonista, quel morbo di Alzheimer che diventa simbolo sin troppo evidente della dissoluzione di una vita.

 

  

 

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