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Tutto
ha inizio a Los Angeles, negli studios, dove un giovanotto
spagnolo, Ruibérriz detto Roy Berry, viene scelto come
assistente del mitico Elvis.
Presley, infatti, sta girando "L'idolo di
Acapulco" in cui canta in spagnolo e Roy deve
insegnargli uno spagnolo "non troppo messicano".
Da queste premesse hanno inizio avventure e disavventure,
tra fans scatenate e registi famosi.
E,
per un problema di traduzione, i protagonisti saranno
costretti a vedersela con una banda di mafiosi messicani da
film di serie B. In un vociante turbinio di personaggi noti
e sconosciuti, americani e messicani, si dipana una vicenda
semplice e divertente. Fondamentalmente tutta la storia
ruota attorno a una accanita discussione che ha luogo in un
locale di Città del Messico, aggravata dalla necessità
continua di traduzione tra i proprietari messicani e il
gruppo di clienti americano capeggiato da Presley.
Ma
al termine del battibecco, chi ha la peggio è solo Roy
Berry e l’unico sentimento che rimane è il malanimo. Un
divertissement di Marías, particolarmente originale che ci
fa scoprire una insospettata vena ironica e talora quasi
comica in un autore che già conosciamo bene per l’alto
livello della sua narrativa.
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