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La storia narra di Martha Peake e di
suo padre Harry, poeta e contrabbandiere, dal quale ha
ereditato l'ardore ma non la passione per il gin. Quando
Harry, offuscato dagli effetti dell'alcol, commette un
ultimo innominabile gesto di brutalità, Martha, temendo
per la sua stessa vita, decide di fuggire nelle colonie
americane. Una volta al sicuro si immerge nelle ardenti
passioni della ribellione, ma anche in questo nuovo mondo
è incapace di sfuggire alla morsa del passato.
Coinvolta
in una rete di tradimenti, si riscatta con un ultimo,
indimenticabile atto di coraggio. Il fermento libertario
delle colonie americane in lotta per l'indipendenza e il
fascino tenebroso della Londra del XVIII secolo, con i suoi
sobborghi brulicanti di umanità perduta, le affollate
taverne e i moli desolati, fanno da sfondo al nuovo libro
di Patrick McGrath. Intenso e passionale, popolato di
personaggi indimenticabili, Martha Peake racconta
un'avvincente storia al femminile.
McGrath la imbastisce
con grande merito e creatività intorno a un canovaccio
storico ben articolato, riservando una particolare
attenzione all'analisi psicologica e all'indagine dei lati
oscuri dell'animo umano. Il risultato è una trama piena di
vigore e suggestione, che non manca di ipnotizzare i
lettori, trascinandoli in una dimensione allo stesso tempo
avvincente e inquietante.
Il linguaggio fortemente emotivo,
i colori foschi, la drammaticità delle vicende narrate
sembrano creare l'atmosfera propria di un'opera tardo
ottocentesca e l'autore quasi si abbandona alle suggestioni
dell'horror e del macabro.
Il romanzo, pur nella magistrale
struttura narrativa, forse eccede nella ricerca di effetti
forti e nell'uso, quasi ridondante, di tutti gli stereotipi
del genere (cimiteri, ululati, deformità, deliri...), ma
si riabilita nell'acutezza dell'indagine psicologica e
nella capacità di creare atmosfere tese e perturbanti.
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