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Martha Peake

(di Patrick McGrath - Bompiani 2001)

  

 

Dopo aver trovato la fama dai primi romanzi, in cui elemento comune era il tema della follia, Patrick McGrath affronta un genere letterario particolare, quello del romanzo storico. Martha Peake è in realtà qualcosa di diverso, è molto più vicino al genere "gotico", con forti notazioni psicologiche, in cui malattia, pazzia, morte e passione si intrecciano romanticamente in un affresco che vede, ma solo marginale, il tema della Rivoluzione americana.

  

La storia narra di Martha Peake e di suo padre Harry, poeta e contrabbandiere, dal quale ha ereditato l'ardore ma non la passione per il gin. Quando Harry, offuscato dagli effetti dell'alcol, commette un ultimo innominabile gesto di brutalità, Martha, temendo per la sua stessa vita, decide di fuggire nelle colonie americane. Una volta al sicuro si immerge nelle ardenti passioni della ribellione, ma anche in questo nuovo mondo è incapace di sfuggire alla morsa del passato.

 

Coinvolta in una rete di tradimenti, si riscatta con un ultimo, indimenticabile atto di coraggio. Il fermento libertario delle colonie americane in lotta per l'indipendenza e il fascino tenebroso della Londra del XVIII secolo, con i suoi sobborghi brulicanti di umanità perduta, le affollate taverne e i moli desolati, fanno da sfondo al nuovo libro di Patrick McGrath. Intenso e passionale, popolato di personaggi indimenticabili, Martha Peake racconta un'avvincente storia al femminile.

 

McGrath la imbastisce con grande merito e creatività intorno a un canovaccio storico ben articolato, riservando una particolare attenzione all'analisi psicologica e all'indagine dei lati oscuri dell'animo umano. Il risultato è una trama piena di vigore e suggestione, che non manca di ipnotizzare i lettori, trascinandoli in una dimensione allo stesso tempo avvincente e inquietante.

 

Il linguaggio fortemente emotivo, i colori foschi, la drammaticità delle vicende narrate sembrano creare l'atmosfera propria di un'opera tardo ottocentesca e l'autore quasi si abbandona alle suggestioni dell'horror e del macabro.

 

Il romanzo, pur nella magistrale struttura narrativa, forse eccede nella ricerca di effetti forti e nell'uso, quasi ridondante, di tutti gli stereotipi del genere (cimiteri, ululati, deformità, deliri...), ma si riabilita nell'acutezza dell'indagine psicologica e nella capacità di creare atmosfere tese e perturbanti.

  

  

 

 

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