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Memorie di un borghese del Novecento

(di Vittorio Bonadé Bottino - Bompiani 2001)

  

 

Torino, fine Ottocento. Vittorio Bonadé Bottino nasce in una città in cui le strade sono illuminate dai lampioni a gas, sui grandi viali circolano solo le carrozze a cavalli e la domenica pomeriggio c'è spettacolo al teatro di Gianduia dove si muovono magiche principesse d'Oriente, il negus, l'Africa che tanti sogni sta ispirando a molti italiani.

  

Sulla Camera del lavoro sventolano le prime bandiere rosse e per le strade si sentono gli scoppiettii delle automobili prodotte da una certa Officina Fiat. L'Italia a cavallo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del nuovo secolo, con la gioia e la paura per le incognite che il Novecento avrebbe riservato. 

 

Comincia così l'avvincente storia di un secolo che non c'è più. La racconta, in forma di memorie che hanno la forza di un grande affresco romanzesco, proprio quel ragazzo di Torino che nel 1946, quando comincerà a scriverle, sarà ormai diventato un ingegnere che ha contribuito alla modernizzazione del Paese: ha ultimato la costruzione del Lingotto, ha realizzato la Vetrocoke di Porto Marghera e Mirafiori, ha progettato autostrade, edificato nuovi quartieri cittadini, e fatto nascere dal nulla stazioni sciistiche come il Sestriére. 

 

In mezzo c'è stata la prima guerra mondiale, la sanguinosa cesura tra vecchio mondo e modernità. E c'è stato il fascismo, retorico, trombone e repressivo, con cui però hanno dovuto confrontarsi quelle forze economiche che stavano trasformando la nazione. Fra gli altri, il senatore Giovanni Agnelli con il quale l'ingegner Bonadé Bottino ha collaborato per un quarto di secolo. 

 

Il romanzo racconta, dunque, la vita di un borghese "illuminato", forse un pò individualista in un tempo in cui l'impegno politico poteva sembrare indispensabile.

 

 

 

 

 

 

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