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Ogni
cosa è illuminata
(di
Sue Grafton - Einaudi 2001)
Con
una vecchia fotografia in mano, un giovane studente, che si
chiama Jonathan Safran Foer (proprio come l'autore), visita
l'Ucraina per trovare Augustine, la donna che può aver
salvato (o non aver salvato) suo nonno dai nazisti. Jonathan
è accompagnato nella sua ricerca da un coetaneo ucraino,
Alexander Perchov, detto Alex.
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Alex
lavora per l'agenzia di viaggi di famiglia, insieme a suo nonno
che, a dispetto di una cecità psicosomatica, fa l’autista e a
una cagnetta maleodorante, chiamata Sammy Davis Jr., in onore
del cantante preferito dal nonno. La storia del loro viaggio,
raccontata retrospettivamente da Alex in un registro
irresistibilmente comico, si alterna ai capitoli di una vera e
propria saga ebraica, attraverso la quale Jonathan ripercorre,
sul filo della memoria famigliare, le vicende di un villaggio
del 1700 fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti.
Ogni
cosa è illuminata è un viaggio reale, e insieme un viaggio
di apprendistato e un viaggio nella memoria: un romanzo che
parla di persone e luoghi che non esistono più, delle verità
dolorose che si celano dentro la storia di ogni famiglia, della
necessità di ritrovare e reinventare di continuo il passato,
per dare un senso al vivere.
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