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Palline di pane

(di Paola Mastrocola - Einaudi 2001)

 

 

Agosto. Emilia, fotografa quarantenne, parte per le vacanze in Sardegna. Un marito in India per lavoro, una bambina di sei mesi che patisce il mare, un figlio undicenne che, fortemente determinato a isolarsi dall'«umanità coetanea» per rivendicare il diritto a una felicità tutta sua, passa il tempo a pescare e a fabbricarsi le esche impastando palline di pane.

 

L'unico aiuto potrebbe essere la nuova baby-sitter: ma è un'enigmatica ragazza che arriva all'ultimo dal Portogallo, non sa una parola d'italiano e si porta dietro un'inverosimile macchina da cucire Singer a pedali. La vacanza inizia. Solito posto, soliti amici. Una serie di situazioni buffe e di reazioni imprevedibili, che si insinuano tra le chiacchiere in spiaggia e scardinano certezze e opinioni comuni e conformiste.

 

Emilia e le sue amiche sono lo specchio, il manifesto di tutte le contraddizioni che negli ultimi anni hanno schiacciato la donna, sgretolando alcune certezze acquisite nei decenni precedenti. Vengono a galla durante questo soggiorno estivo i vuoti sentimentali, la difficoltà di vivere appieno il ruolo di madre, i sensi di colpa per l'eccessivo impegno lavorativo, ma anche l'insofferenza nei confronti di una famiglia che come una gabbia, dorata, ma pur sempre gabbia, imprigiona la personalità femminile.

 

Un romanzo sull'equilibrio difficile che la donna deve cercare di raggiungere in questa società dove sta assumendo un ruolo nuovo e più complesso. Ma anche un ripensamento sull'importanza dell'individualità, dello spazio e del tempo dedicati a sé stesse, libere dalla famiglia, dal lavoro, dalla casa, dagli amici, dagli animali.

 

Con ironia pungente Paola Mastrocola questa volta sofferma il suo sguardo amaro e divertito sull'universo degli affetti familiari. Una scrittura sempre acuta e originale, capace di cogliere e reinventare una realtà in cui molti sapranno ritrovarsi.

  

 

 

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