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Proleterka

(di Dario Voltolini - Feltrinelli 2001)

 

 

Se i libri che parlano di un viaggio sono, quasi inevitabilmente, romanzi di formazione, se l'elemento simbolico si intreccia con il tema della nave e della traversata in modo forse necessario, quest'ultimo romanzo di Fleur Jaeggy (dove c'è la presenza sia del primo che del secondo elemento) potrebbe cadere nello scontato e nel banale.

 

Eppure qualcosa lo salva, anzi lo rende un testo intenso ed emozionante e questo "qualcosa" si potrebbe sintetizzare con il termine stile. Proleterka è il nome di una nave. Attraccata a Venezia, aspetta di portare in Grecia un gruppo di rispettabili turisti di lingua tedesca. Gli ultimi a salire sono un signore che zoppica lievemente e sua figlia non ancora sedicenne, appena arrivata dal collegio.

 

Tra padre e figlia c'è un'estraneità totale, e insieme un legame che risale a un tempo remoto oscuro, che sembra precedere le loro esistenze. In quel viaggio, la figlia vorrebbe conoscere qualcosa di più di quella persona inverosimilmente ignota dagli "occhi chiari e gelidi, innaturali". Ma soprattutto desidera scoprire quell'altra cosa ignota che è la vita stesa, sino allora favoleggiata dal recinto di un collegio.

 

Emozioni misteriose e rapporti sentimentali complicati vengono presentati con un distacco e una freddezza che non fa che esaltarne l'intensità e la pregnanza: in questo Fleur Jaeggy è davvero maestra.

 

 

 

 

 

 

 

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