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C'è
quest'amico che arriva in ospedale, supera l'ingorgo davanti
all'ascensore, sale a piedi (muri di cemento si vedono
affacciandosi ai finestroni), incontra anzi si scontra con una
donna robusta, occhiali spessi, con un camice aperto sulla
maglia verde. C'è un gioco di riflessi nel cielo, una
luminescenza che mette allegria.
La
salita per le scale dell'ospedale si trasforma in un vortice di
fatti, di visioni, di cose che accadono, di pensieri, di sesso,
di presente e passato: il tempo e lo spazio ruotano su loro
stessi; la memoria, la realtà, l'immaginazione e la fantasia si
possiedono l'una con l'altra. Le immagini grottesche di
popolazioni sofferenti, di contusi, fratturati, lacerati che
aspettano il loro turno, si stravolgono e si straniano.
E
gradualmente entra il mondo intero: gli scavi, i sedimenti, gli
scheletri di animali sconosciuti, i pozzi d'acqua, i cieli
aperti. Un romanzo di straordinaria originalità di scrittura,
una generosità narrativa incomparabile.
Primaverile
è il tempo della vita che germoglia. Tutto racchiuso in un
unico movimento ascensionale, proliferante nella sua
compattezza, questo libro segna un passaggio forte nel lavoro di
Dario Voltolini e trascina con sé il lettore in un volo che
attraversa mille vicende, cortocircuiti e visioni, fino alle
sorprendenti pagine della vertiginosa azione finale, tra le più
vivide e tese di questo autore.
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