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Quando eravamo orfani

(di Kazuo Ishiguro - Einaudi 2000)

 

 

Per Christopher Banks tutto sembra essersi fermato al giorno in cui i suoi genitori vennero rapiti. Il piccolo orfano, cresciuto a Shangai durante gli anni più fiorenti del commercio dell'oppio, fu affidato alle cure di una zia nella lontana Inghilterra. Non esiste soluzione di continuità tra i giochi infantili e le indagini che il detective privato conduce a Londra venti anni più tardi

 

Dietro ogni caso risolto brillantemente grava il mistero del rapimento che Christopher, insieme al suo compagno di giochi, non ha saputo risolvere. Tutti pensano che presto egli ritornerà a Shangai e riuscirà a scoprire il nascondiglio in cui i suoi genitori sono ancora tenuti prigionieri.

 

Alla fine degli anni Trenta, Shangai è diventata il luogo scelto dalle forze del Male per annunciare la grande distruzione che inghiottirà il mondo intero. Per Christopher il massacro della guerra è un enigma che un buon investigatore può ancora risolvere, magari con l'aiuto del suo strumento feticcio, l'inseparabile lente di ingrandimento.

 

Ishiguro racconta, in pagine indimenticabili, la nevrosi della ragione che tutto vuole comprendere e spiegare, anche la morte, la paura, la viltà e il tradimento. Alla fine Christopher, sfigurato nelle emozioni e inguaribile di nostalgia, dovrà aprire gli occhi su una verità lontana da quella che immaginava e lasciare la terra dorata dell'infanzia. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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