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Ribelli

(di Pino Cacucci - Feltrinelli 2001)

 

 

Cosa sarebbe stato il cammino dell’essere umano senza l’utopia, senza la spinta a sfidare l’ignoto, a inseguire un ideale, a sognare un mondo meno ingiusto e più solidale? Riaffermando il vero significato dell’utopia – che non è l’irrealizzabile ma "qualcosa che non si è ancora realizzato" – l’autore spazia in diverse epoche e luoghi, dall’Europa all’America Latina, narrando le esistenze di uomini e donne che hanno sacrificato tutto, la vita stessa, all’ideale utopico.

 

Accanto alle gesta di Tupac Amaru o del condottiero maya "Serpente Nero", riviviamo le imprese leggendarie di "Quico" Sabaté, l’anarchico che "bombardava" Francisco Franco con un mortaio lancia-proclami di sua invenzione, o della primula rossa della resistenza Silvio Corbari, che beffava i nazifascisti per sgretolarne l’immagine di invincibilità, così come Alexandre Marius Jacob, l’ispiratore del celebre Arsenio Lupin, gabbava la polizia parigina e ripuliva l’alta borghesia del "maltolto" per indurre i reietti a rialzare la testa, o "Tania la Guerrigliera" che combatté con il Che in Bolivia dopo aver assunto identità insospettabili vivendo per anni nel ventre stesso del mostro, oppure proponendo immagini inedite di un Pancho Villa amico di John Reed, o di Jack London "pirata della baia di San Francisco".

 

Fino a raccontarci come l’utopia possa risolversi anche in autodistruzione quando è l’unica via di fuga da un sistema stritolante, ed è il caso di Jim Morrison, poeta prima che musicista, accomunato agli altri protagonisti del libro da una forma di ribellione istintiva contro ogni ordine costituito.

 

 

 

 

 

 

 

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