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vita di una coppia. Gerusalemme, oggi. Dopo 10 anni di
matrimonio, la ventiseienne Rachele, non ha ancora
figli. Secondo la legge ebraica, il marito ha il
diritto di ripudiarla. Nonostante la loro unione sia
stata combinata, Nathan e Rachele si amano follemente
sin dal giorno delle nozze (il primo in cui si
videro).
è
proprio lei che, senza ribellarsi apertamente,
descrive la lenta trasformazione del marito che lo
porterà a prendere la drammatica decisione. Tutto è
contro di loro: il quartiere di Mea Sharim, mondo
immobile sempre uguale a se stesso, il padre rabbino
di Nathan che fa pressioni su di lui, la mentalità
sottomessa e conservatrice delle amiche di Rachele, ma
soprattutto la terribile interpretazione delle Sacre
Scritture.
La
violenza di una religione che non rispetta i
sentimenti umani, la discriminazione che fa di una
donna un oggetto votato alla riproduzione e un
possesso del marito, scandalizzano coloro che si
sentono liberi da tali coercizioni. L'Occidente ha
assistito per lunghi anni alla condizione disperata
delle donne afghane, conosce la pratica diffusa dell'infibulazione,
sa l'orrore delle spose deturpate dall'acido in
Pakistan e l'uccisione rituale delle vedove in India,
eppure tutto ciò provoca la reazione del razionale
Occidente solo quando viene toccato un interesse
preciso.
Questo libro, così come è avvenuto per il
film, è un atto di denuncia, una provocazione che non
può essere ignorata da chi si senta in dovere di
combattere per la tutela dei diritti umani, ovunque
questi vengano calpestati. |