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Ripudiata

(di Eliette Abécassis - Tropea 2001)

 

 

Sono giorni questi in cui il tema del fondamentalismo è dibattuto da ogni mezzo d'informazione, ma si fissa l'attenzione quasi unicamente su quello islamico, dimenticando che nel mondo vi sono altre forme, altre esasperazioni dell'esperienza religiosa altrettanto discutibili e pericolose. L'autrice di questo romanzo analizza un "caso", uno dei tanti, in cui l'ortodossia ebraica condiziona in modo drammatico la 

 

vita di una coppia. Gerusalemme, oggi. Dopo 10 anni di matrimonio, la ventiseienne Rachele, non ha ancora figli. Secondo la legge ebraica, il marito ha il diritto di ripudiarla. Nonostante la loro unione sia stata combinata, Nathan e Rachele si amano follemente sin dal giorno delle nozze (il primo in cui si videro).

 

è proprio lei che, senza ribellarsi apertamente, descrive la lenta trasformazione del marito che lo porterà a prendere la drammatica decisione. Tutto è contro di loro: il quartiere di Mea Sharim, mondo immobile sempre uguale a se stesso, il padre rabbino di Nathan che fa pressioni su di lui, la mentalità sottomessa e conservatrice delle amiche di Rachele, ma soprattutto la terribile interpretazione delle Sacre Scritture.

 

La violenza di una religione che non rispetta i sentimenti umani, la discriminazione che fa di una donna un oggetto votato alla riproduzione e un possesso del marito, scandalizzano coloro che si sentono liberi da tali coercizioni. L'Occidente ha assistito per lunghi anni alla condizione disperata delle donne afghane, conosce la pratica diffusa dell'infibulazione, sa l'orrore delle spose deturpate dall'acido in Pakistan e l'uccisione rituale delle vedove in India, eppure tutto ciò provoca la reazione del razionale Occidente solo quando viene toccato un interesse preciso.

 

Questo libro, così come è avvenuto per il film, è un atto di denuncia, una provocazione che non può essere ignorata da chi si senta in dovere di combattere per la tutela dei diritti umani, ovunque questi vengano calpestati.

 

 

 

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