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Seconda pelle. Quando le donne si vestono

(33 scrittrici raccontano a cura di Kirsty Dunseath - Feltrinelli 2001)

 

 

La storia del costume è un'avvicendarsi di mode e di significati che nascondono una comunicazione raffinata e sottile dietro la semplice scelta di un abito. Accade così per tutti i capi di abbigliamento descritti dalle 33 autrici negli altrettanti racconti che compongono la raccolta Seconda pelle.

  

La sciarpa-regalo di Joyce Carol Oates, ad esempio, assume un forte significato affettivo: è l'unico modo per dire alla propria madre "ti voglio bene". Così la maglietta sbiadita e i pantaloni sgualciti di un ragazzino ucciso da un pirata della strada sono uno strumento importante per una madre che vuole ricordare la figura e la personalità del figlio scomparso. 

 

E indossare un accessorio alla moda  garantisce il benessere e l'appartenenza sociale: così è stato per il cappello la cui importanza, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, è esemplare. Un cappello poteva fare di una donna una signora e la sua mancanza essere per un'altra il riconoscimento di una posizione inferiore.

 

Cosa pensano le donne quando si vestono? Alla propria felicità, al ruolo sociale, all'appartenenza a un gruppo, alla voglia di distinguersi tra la folla, a farsi ammirare dagli uomini, all'invidia delle altre donne. Ciascuna delle 33 autrici della raccolta fornisce una risposta differente alla domanda e ognuna sembra essere giusta e possibile: vestirsi è una necessità, è un atto quotidiano, è seguire la moda. 

 

Quest'ultima scandisce la vita di ognuno di noi, legando i momenti particolari dell'esistenza a un capo d'abbigliamento, forse "superato" dagli anni, ma di cui non osiamo disfarci perché per lungo tempo è stato la nostra seconda pelle

  

 

 

 

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