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Terraferma

(di Marco Albino Ferrari - Corbaccio 2002)

 

 

Bristol, metà del diciannovesimo secolo. Il reverendo anglicano George Packenham Despard parte con la famiglia per fondare una missione sull'Isola di Keppel, una dimenticata distesa di acquitrini a trecento miglia dalla Terra del Fuoco. Le reazioni dei fuegini all'opera di evangelizzazione oscillano fra l’indifferenza e la violenza più brutale, e la famiglia Despard, dopo pochi anni, farà ritorno in Inghilterra.

 

A Keppel resterà solo Thomas Bridges, il figlio adottivo del reverendo, che ha un suo progetto particolare da portare a termine: la compilazione di un monumentale dizionario inglese-fuegino, oggi conservato presso la British Library di Londra. Il lavoro di Bridges, di cui si servì anche Charles Darwin per gli studi sull'Origine dell'Uomo, rappresenta una testimonianza unica e commovente del tentativo di rivelare al mondo una società già allora in procinto di estinzione.

 

Un secolo e mezzo dopo, attirato da questa singolare vicenda umana, Ferrari decide di imbarcarsi alla volta dell’arcipelago di Capo Horn sulle orme dei primi abitanti europei. Il risultato è un testo di straordinaria forza narrativa, tra il romanzo e il libro di viaggio, dove la Terra del Fuoco, luogo fisico ma anche archetipo di un esotismo inafferrabile, si rivela l'approdo ultimo di sperimentati velisti oceanici e di eccentriche comparse in fuga dal mondo.

 

Una natura cruda e desolata preme dalle pagine di Terraferma, la stessa natura, le stesse scogliere, gli stessi orizzonti vuoti che ospitarono quelle utopie romantiche in un tempo che ci appare oggi infinitamente lontano.

 

 

 

 

 

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