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Trofei di viaggio

Per un'antropologia dei souvenir

(di Duccio Canestrini - Bollati e Boringhieri 2001)

 

 

Attraverso un'analisi dei souvenir Canestrini introduce a una problematica del viaggio che trova in questi oggetti dei piccoli, ma significativi trofei. La suddivisione in capitoli distingue il tipo di "trofeo" che viene portato a casa dal viaggiatore dopo una vacanza, e l'autore ne analizza, secondo categorie psico-sociologiche, l'impulso all'acquisto.

 

Ognuno di noi desidera conservare un "segno" tangibile di un'esperienza e la conoscenza di luoghi lontani è sempre un'esperienza di vita significativa: un sasso, una pietra, una conchiglia raccolta sulla spiaggia, un sacchetto di sabbia o una boccetta d'acqua di un mare lontano da portare con sé, tornando a casa, è anche il riconoscimento di quanto quel viaggio ci abbia, in qualche modo, cambiato e come non lo si voglia dimenticare.

 

Spesso poi, dice l'autore, l'interesse che il turista ha, quando è in vacanza, è maggiormente rivolto alle cose, alla natura, all'ambiente, piuttosto che alle persone che vi vivono: da ciò deriva il bisogno di conservare almeno un elemento simbolico ed evocativo di quella situazione particolare. Ma il souvenir è spesso anche un dono da portare ad amici e parenti rimasti a casa.

 

L'elemento "autoconsolatorio" tende quindi a sparire rispetto ad altri significati di cui viene caricato l'oggetto in questione: desiderio di condivisione, dimostrazione di aver avuto memoria dell'assente oppure, più tristemente, esibizione di uno status superiore, "certificazione" dell'avvenuta trasferta.

 

Esiste poi una tradizione plurisecolare del souvenir, profano o laico, a sfondo erotico o culturale, che viene descritta da Canestrini e proposta anche in alcune belle fotografie inserite nel testo.

 

 

 

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