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Il
sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti gruppi
esploratori, ha sgozzato, squartato, devastato. Due
pattuglie inviate nel deserto per recuperarlo sono svanite
nel nulla. Ora è solo un personaggio scomodo, chiuso in una
buia cella di Addis Abeba. Pietro tenta di aprire un varco
nel silenzio ostinato di Prochet, per alcuni un eroe della
guerra che ha dato all'Italia un impero, secondo i più
"un matto, una bestia, uno che l'Africa gli ha fatto
male".
Pietro cerca di capirne di più e la sua breve e
fallimentare indagine ha, per il lettore, la funzione di
presentare la realtà di una colonizzazione molto più
violenta di quanto la tradizione edulcorata e assolutoria ci
abbia tramandato, di una corruzione piena di complicità
diffusa a tutti i livelli tra i colonizzatori, infine delle
difficoltà psicologiche ed etiche di chi, come il giovane
torinese, rifiuta abusi e arrogante violenza come prassi di
vita.
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