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Un mattino a Irgalem

(di Davide Longo - Marcos y Marcos 2001)

 

 

La forza narrativa di Davide Longo è davvero particolare, la tematica poco praticata, i personaggi tracciati con acutezza, i luoghi descritti con efficace tensione. Siamo nell'Etiopia del 1937. Pietro, un avvocato torinese, si ritrova col grado di tenente, in Africa per una missione spinosa: difendere un uomo che tutti vogliono morto.

  

Il sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti gruppi esploratori, ha sgozzato, squartato, devastato. Due pattuglie inviate nel deserto per recuperarlo sono svanite nel nulla. Ora è solo un personaggio scomodo, chiuso in una buia cella di Addis Abeba. Pietro tenta di aprire un varco nel silenzio ostinato di Prochet, per alcuni un eroe della guerra che ha dato all'Italia un impero, secondo i più "un matto, una bestia, uno che l'Africa gli ha fatto male".

 

Pietro cerca di capirne di più e la sua breve e fallimentare indagine ha, per il lettore, la funzione di presentare la realtà di una colonizzazione molto più violenta di quanto la tradizione edulcorata e assolutoria ci abbia tramandato, di una corruzione piena di complicità diffusa a tutti i livelli tra i colonizzatori, infine delle difficoltà psicologiche ed etiche di chi, come il giovane torinese, rifiuta abusi e arrogante violenza come prassi di vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

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