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traccia un panorama spesso provocatorio ma efficace
di quello che potrebbe essere un futuro in cui il vero fine
dello studio universitario, cioè la ricerca, verrebbe
accantonato in favore di altre priorità.
Non è difficile,
infatti, vedere la contraddizione: nel momento in cui più
si predica, e a giusto titolo, la necessità di arricchire
le competenze (e questo può venire solo dalla conoscenza
dei princìpi), in un mondo lavorativo che cambia e cambierà
sempre più, proliferano corsi di laurea che più
applicativi non si può.
Forse il libro può peccare di
eccessivo spirito polemico e di catastrofismo, ma senza
dubbio lancia una provocazione che dovrà essere colta. Non
si vive di solo media e di cultura "postmoderna" e
per Ferraris sarebbe indispensabile valorizzare la qualità
di certi insegnamenti classici, in particolare quelli
raccolti all'interno della facoltà di Filosofia, che più
da vicino lo riguardano.
Per non dare vita a una ikea di
università destinata ad abbassare il livello
dell'insegnamento dal sapere astratto che può trasformare
il mondo, alla "divulgazione dei luoghi comuni che non
trasforma un bel niente".
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