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Uomini e donne di Fabrizio De Andrè. Conversazioni ai margini

(di Alfredo Franchini - Grilli 2000)

 

 

Un libro di ricordi, di tanti episodi, importanti o apparentemente insignificanti, e molto affetto: queste le note caratteristiche del volume che Alfredo Franchini ha dedicato a Fabrizio De Andrè.

 

Già pubblicato nel 1997, il libro oggi ha subito una profonda revisione soprattutto perché l'autore ha avvertito l'urgenza di aggiungere, completare ed arricchire con ulteriori ricordi personali e di amici il ritratto di uno dei maggiori interpreti della canzone d'autore degli ultimi trent'anni.

 

Il libro dimostra che Fabrizio De Andrè è stato più di un ottimo cantautore: è stato un poeta,  un "maestro", rappresentante di un periodo storico particolare, contraddittorio e carico di emozioni, dominato da una forte carica sociale e collettiva. La ripartizione del volume è rappresentata dai suoi concerti: dalla prima apparizione in pubblico nel 1975 fino alle successive tournée. Quando De André fece il suo ingresso nel mondo dello spettacolo in Italia il peso dell'impegno politico tra i giovani era fortissimo: tutto, anche il privato (così allora si diceva) era "politico". Già da allora a dominare la scena era l'uomo, il personaggio, tragico attore della sua vita, quasi sempre vittima: tale individualismo gli causò alcune clamorose contestazioni da parte dei gruppi giovanili più impegnati politicamente.

 

Trasferitosi in Sardegna, fece parte del movimento Sardinna e libertade perché, disse, "in quanto anarchico non posso che essere favorevole alla nascita di un movimento libertario", ma la sua fu una scelta morale più che ideologica, caratterizzata principalmente dall'amore per la libertà, dal senso di giustizia e dal rifiuto della divisione in classi. Liberatosi dai discografici, grazie ad una etichetta da lui stesso fondata, riesce ad esprimere appieno la sua ricerca non solo musicale, ma culturale in senso lato. La sua fonte di ispirazione è sempre stata la tradizione e la cronaca: le grandi religioni e il quotidiano hanno fatto parte del suo mondo poetico. La spiritualità che lo contraddistinse non è identificabile in una religione: De André, un ateo profondamente religioso, è riuscito a dialogare con tutti e a toccare la loro sensibilità al di là delle diverse concezioni di vita. Come sempre avviene l'intelligenza e la poesia superano tutte le barriere e i preconcetti.

 
La Sardegna è stata la sua terra d'elezione, ma Genova e il suo dialetto gli hanno regalato alcune splendide canzoni: Genova è l'adolescenza, la prima giovinezza e il luogo che racchiude in sé tutte "le prime volte”. Il mondo di miserabili che popola le canzoni di De André è anche quello delle emozioni semplici ma autentiche e lui, ricco di famiglia e socialmente privilegiato, ha saputo interpretare i pensieri e le vite degli ultimi. Questa ricchezza intellettuale ed emotiva è forse il motivo per cui più generazioni, uomini semplici e intellettuali raffinati, gli riconoscono un primato indiscusso nel cuore di ognuno e nel panorama musicale.

 

 

 

 

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