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Viaggio
al principio del giorno
(di
Alberto Bevilacqua - Einaudi 2001)
Intessuto
di riflessioni, ricordi e confessioni, l'ultimo libro
di Alberto Bevilacqua è un viaggio pieno di
suggestioni e di passione nella vita dell'autore e
che, via via, chiarisce il suo titolo: come dedica,
come assunto. Con una confessione totale che arriva a
una personale resa dei conti, esso si configura,
anzitutto, all'interno dell'esistenza del narratore e
del poeta, attraversata da vicende che vanno intese
non solo in chiave autobiografica, ma come sintomi
dell'avventura del secolo.
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Dalla memorabile figura
della madre, umile e tormentato Virgilio, nasce il
senso di quella «follia» il cui filo rosso serpeggia
dall'inizio alla fine: male capzioso e, insieme,
paradossale, salvifica luce. In un ambiente in cui
spiccano figure di costante passione ideologica.
Viaggio, poi, nei labirinti del mondo contemporaneo,
per farsi testimoni, in prima persona, di eventi e
drammi fondamentali: dall'Occidente all'Oriente,
all'Africa.
E per smascherare l'epopea barbara di
dittature, svelare segreti inquietanti sui quali la
Storia ha steso il velo della reticenza e del
proibito. Viaggio, infine, per coinvolgersi con molti
protagonisti del Novecento, grandi interpreti di verità
e poesia (tra gli altri, Borges, Ionesco, Mishima,
Rossellini, Fassbinder, Orson Welles...).
Sorprendono
una padronanza di scrittura, una struttura polifonica
che fonde i generi con una tensione di rinnovamento
dell'arte del narrare. Il viaggio si anima all'inizio
nella terra natale, regno dell'eccentrico e del
fantastico, da qui, si recupera la purezza originaria
delle emozioni: il sogno poetico, la scoperta
dell'amore e della sensualità, di una femminilità
spesso nella bufera. Un caleidoscopio che conduce il
lettore nei retroscena di ciò che stiamo vivendo, a
cogliere i sintomi del futuro.
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