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Abbandona
le arguzie sarcastiche con le quali non risparmiava
nessuno, nemmeno la moglie e i figli, e rinuncia a
versare veleno su tutto e tutti nella rubrica che
firmava regolarmente su un quotidiano locale; insomma
smette di essere "l'uomo più arrabbiato di
Holloway" per diventare buono. Ma buono sul
serio, facendo perdere a Katie ogni punto di
riferimento. Ancora una volta Hornby colpisce nel
segno, con ironia dissacrante, e ci dimostra quanta
retorica e quanta insensatezza stia dietro a molte
delle nostre radicate convinzioni.
Cos’è
in fondo la bontà? Ed essendo buoni, è possibile non
essere al tempo stesso creduloni, ingenui, persino un
pò stupidi? La vena ironica di Hornby colpisce nel
segno e fa riflettere senza nessun atteggiamento
didascalico. Un romanzo interessante e divertente,
anche se non tutti pensano che si tratti dell’opera
migliore dell’autore inglese quarantaquattrenne.
«Il
suo ritratto della famiglia media alle prese con il
bello e il brutto della vita coniugale – ha scritto
Giuseppe Culicchia – per quanto pieno di umanità,
pare tuttavia meno sentito rispetto ai romanzi
precedenti, scritto più con la testa che col cuore».
Forse è il prezzo da pagare alla maturità, alla
consapevolezza, all’esperienza di vita che fa
riflettere più con la testa che con il cuore, organo
quest’ultimo caratteristico della gioventù.
Spostando
il suo sguardo arguto e intelligente sui temi della
famiglia, dell’amore coniugale e dell’amore, con
questo nuovo romanzo Hornby aggiunge una nota di
amarezza al suo consueto, irresistibile humour,
l’amarezza di chi è determinato a mettere a nudo le
nostre ipocrisie, grandi e piccole, le debolezze e le
menzogne che non vorremmo ammettere.
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