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Come prima

(di Giuseppe Novello - Longanesi 2001)

 

 

Con le sue tavole, che sarebbe un pò irriguardoso definire vignette, Giuseppe Novello ha accompagnato per mezzo secolo, lungo almeno un paio di generazioni fino agli anni '60, la vita quotidiana di una borghesia che da allora, nonostante i cambiamenti del costume, è rimasta nel profondo uguale a se stessa.

 

Di quell'ambiente fu il cantore rassegnato, nel senso che ben ne conosceva i difetti e i limiti, ma li «cantò» con un segno talora anche sferzante, immune però da livore. Con la passione di un entomologo e l'ironia di un poeta crepuscolare, colse le debolezze, i vizi e le ipocrisie che, in modo più o meno consapevole, definiscono il ridicolo della vita.

 

Come per magia ecco apparire quell'Italia che ancora ci appartiene, ma che ci illudiamo sia superata e dimenticata. Conformismi piccolo borghesi e ipocrisie perbeniste sono smascherate da una battuta e da un sorriso. In ambito familiare Novello punta il dito sul rapporto di coppia e su quello tra genitori e figli; nel sociale ironizza sulle amicizie (spesso di convenienza) e sulle mode, sull'arrivismo e sul fallimento; in politica parla della guerra e della pace, della povertà e del benessere. Qualche volta la sua attenzione si rivolge alla storia, allo spettacolo o all'arte.

 

Come nota Guido Vergani nella Prefazione, «l’umorismo di Novello è attraversato da una sottile bonomia, non critica, non spernacchia, non è confinato alla macchietta e alla battuta, ma traccia una moralità, un sentimento della vita sorridente e positivo». In esso non c'è nulla di corrosivo, ma, anzi, una solidarietà non priva di una vena affettuosa per un mondo di cui anch’egli si sentiva, ed era, espressione.

 

Al punto di rappresentare se stesso, piccolo e anonimo, nelle avventure minime della sua personale epopea. Fino a confessare — ha scritto Indro Montanelli nell'Incontro a lui dedicato e che qui si ripropone — una manifesta «complicità con le sue vittime » e il loro mondo.

 

 

 

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