|
E
allora lui la rivedeva, sottile, con i suoi vestiti
chiassosi, i grandi occhi color nontiscordardimé, il
naso impertinente, e il cappello poi, quel
terrificante cappellino rosso piazzato in cima alla
testa con una lunga penna verde cangiante infilzata
come una freccia. "C'è Félicie!". Il
commissario sbuffava. Lo sapevano tutti che Maigret si
metteva a sbuffare come un orso quando qualcuno gli
ricordava Félicie.
La
peculiare capacità dello scrittore belga di costruire
intorno ad un’esile storia un quadro sociale
preciso, di caratterizzare i suoi personaggi con
tratti psicologici che scavano nel profondo delle
fragilità umane, di presentare l’investigatore,
Maigret appunto, come un uomo ricco di umanità e di
calore che ha, e non nasconde, sentimenti di pietà e
di affetto per le persone con cui si relaziona, rende
la lettura di queste storie sempre arricchente.
Sapendo
ben calibrare sentimenti e trama, Simenon traccia un
bozzetto davvero delizioso di vita paesana, mostrando
ancora una volta grande duttilità e ricchezza
narrativa, conoscenza profonda degli esseri umani e
delle loro debolezze.
|