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In
Indonesia, un'antica società pastorale ha lasciato il
posto a una teocrazia governata dai grattacieli di
Giakarta, dove i nuovi manager si genuflettono alla
Mecca, ma senza perdere d'occhio l'andamento dei corsi
nazionali. In Iran, l'ayatollah Khalkhalli è agli
arresti domiciliari, mentre nella sua Qom ogni furore
iconoclasta appare spento. In Pakistan, l'oro saudita
con cui il presidente Zia è andato al potere è
servito essenzialmente a far scatenare faide tribali.
Intanto in Malesia, la gioventù islamica fa
proseliti, vaticinando per la nazione un futuro da
grande potenza del Sud-Est asiatico.
Nel
corso del viaggio, e degli incontri, il taccuino di
Naipaul si riempie di storie e osservazioni secche,
nitide, mai prevedibili: si delinea così una carta
aggiornata e preoccupante di quel tifone ideologico -
il fondemantalismo islamico - di cui l'Occidente
sembra voler ignorare le traiettorie, ma dal quale
continua a temere di essere travolto.
Fedeli
a oltranza è «un libro che, con la forza del
distacco e della ricchezza di dati, parla
eloquentemente dell'Islam oggi» sapendo anche
presentare con efficacia «la nevrosi della
conversione, la schizofrenia sociale, con le sue
conseguenze di estremismo e violenza»: questi temi di
così grande attualità fanno sorgere il dubbio che
l'assegnazione, proprio quest'anno, del Premio Nobel a
Naipaul abbia motivazioni che prevalgono sui meriti,
pur certi, dello scrittore.
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