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Un padre camionista che vuole cambiare vita,
una madre casalinga molto bella e corteggiata, una
sorellina, Maria, la più piccola del gruppo, che
Michele deve quasi sempre trascinarsi appresso. Tra i
tanti giochi organizzati insieme, anche le lunghe
pedalate nella campagna, alla ricerca di emozioni, come
giovani esploratori in terra d'Africa. Una di queste
"escursioni" porta Michele all'interno di una
casa abbandonata e diroccata che la "banda"
non aveva mai visto, lontana dal paese, dietro una
collina.
All'interno di questo edificio pericolante avverrà
l'incontro con un personaggio determinante della storia
e Michele scoprirà che il male esiste che è terribilmente reale, e ha una
faccia peggiore dell'incubo più brutto che un bambino
possa immaginare.
Dopo Ti
prendo e ti porto via, Niccolò Ammaniti in questo
romanzo va al cuore della sua narrativa, con una storia
tesa e dal ritmo serrato, un congegno a orologeria che
si carica fino a una conclusione sorprendente: e mette
in scena la paura stessa. Ammaniti alterna, a colpi di
scena sapienti, la commedia, il mondo dei rapporti
infantili, la lingua e la buffa saggezza dei bambini, la
loro tenacia, la forza dell'amicizia e il dramma del
tradimento. E insieme tratteggia un indimenticabile
campionario di adulti.
Romanzo
alla scoperta di sé
attraverso il rischio più estremo, e la necessità di
affrontarlo, Io non ho paura diventa un
addio struggente all'età dei giochi e dello stupore,
all'energia magica che ci fa lottare contro i mostri. E
si insinua sotto la pelle in ciascuno di noi, come una
tenera pugnalata nel petto.
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