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Il
primo, Dieudonné Ferchaux, dopo essere partito per
l’Africa senza un soldo era tornato in Francia a capo
di un vero e proprio impero economico, si era ritirato
in Normandia ed era poi improvvisamente sparito nel
nulla. Intorno alla sua ricchezza circolavano le voci più
disparate: si diceva che avesse goduto di appoggi
importanti negli ambienti coloniali, politici e
finanziari e che dal suo ritiro di Normandia avesse
disturbato con le sue rivelazioni la tranquillità di
molti potenti.
Era
soprannominato il "Satrapo dell'Ubanghi" e
pare che una volta avesse ucciso con un candelotto di
dinamite tre portatori neri che minacciavano di
abbandonarlo. Altrettanto equivoca appare la figura di
Michel Maudet, il giovane spiantato che, in veste di
assistente di Dieudonné, lo segue nei sui traffici da
Caen a Dunquerque e da Tenerife a Panama, dove la
vicenda avrà il suo tragico epilogo. Tra i due
personaggi si instaura subito una segreta e inquietante
complicità, un legame che trae alimento dal lato oscuro
del loro carattere e che finirà per travolgerli in un
duello senza tregua.
Il
complicato rapporto tra Dieudonné Ferchaux e Michel
Maudet costituisce il fulcro attorno a cui ruota la
trama magistralmente costruita da Simenon, a conferma
della propensione dell’autore per l’indagine dei
segreti dell'animo umano.
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