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I
ragazzi sono destinati a Cambridge e Oxford, a carriere
importanti, mentre i loro genitori rimangono impantanati nel
loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali,
guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo
negli anni settanta, anni completamente marroni, come scrive
Coe, dove s'incastrano sconvolgimenti sociali, lotte
politiche, attentati dell'Ira, nuove richieste culturali.
Su
questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con
alterne fortune, i quattro ragazzi. Per Benjamin, aspirante
scrittore, la vita non avrà alcun senso fino a quando non
riuscirà a far innamorare di sé Cicely; Doug, figlio di un
sindacalista donnaiolo, comincia ad assorbire la lezione
politica paterna; Philip, animato da una grande passione per
la musica, è devastato dal matrimonio fallimentare dei
suoi; Sean, di origini irlandesi in un momento in cui
l’Irlanda suscita solo rabbia, è dotato di uno
straordinario senso umoristico che lo trasforma in una sorta
di essere mitico, specialmente tra le ragazze.
A
fianco di questo stretto gruppo di amici, si muovono altre
figure, non meno interessanti e ben delineate, che aiutano a
definire l'atmosfera e il sapore di quegli anni. Coe non
sceglie i toni pesanti, non insegue il lato oscuro delle
personalità dei suoi protagonisti, ma si concentra sulla
descrizione di una realtà quotidiana comune, tranquilla,
punteggiata da episodi che in ogni esperienza personale si
possono trovare. Perché è anche
l'epoca a rendersi protagonista: sono anni duri, di scontri
sindacali, di razzismo, di speranze egualitarie, di nuova
musica, di grandi esperimenti sociali, di altrettante grandi
delusioni. Anni volutamente dimenticati, ma ancora
strettamente legati ai nostri. Coe non è un autore
"estremo", non cerca l'effetto ma la riflessione
e, forse, è ispirato dalla nostalgia più che dalla
critica.
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