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La banda dei brocchi

(di Jonathan Coe - Feltrinelli 2002)

 

 

Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori.

 

I ragazzi sono destinati a Cambridge e Oxford, a carriere importanti, mentre i loro genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni settanta, anni completamente marroni, come scrive Coe, dove s'incastrano sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira, nuove richieste culturali.

 

Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. Per Benjamin, aspirante scrittore, la vita non avrà alcun senso fino a quando non riuscirà a far innamorare di sé Cicely; Doug, figlio di un sindacalista donnaiolo, comincia ad assorbire la lezione politica paterna; Philip, animato da una grande passione per la musica, è devastato dal matrimonio fallimentare dei suoi; Sean, di origini irlandesi in un momento in cui l’Irlanda suscita solo rabbia, è dotato di uno straordinario senso umoristico che lo trasforma in una sorta di essere mitico, specialmente tra le ragazze.

 

A fianco di questo stretto gruppo di amici, si muovono altre figure, non meno interessanti e ben delineate, che aiutano a definire l'atmosfera e il sapore di quegli anni. Coe non sceglie i toni pesanti, non insegue il lato oscuro delle personalità dei suoi protagonisti, ma si concentra sulla descrizione di una realtà quotidiana comune, tranquilla, punteggiata da episodi che in ogni esperienza personale si possono trovare. Perché è anche l'epoca a rendersi protagonista: sono anni duri, di scontri sindacali, di razzismo, di speranze egualitarie, di nuova musica, di grandi esperimenti sociali, di altrettante grandi delusioni. Anni volutamente dimenticati, ma ancora strettamente legati ai nostri. Coe non è un autore "estremo", non cerca l'effetto ma la riflessione e, forse, è ispirato dalla nostalgia più che dalla critica.

  

 

 

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