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Mary e il gigante

(di Philip K. Dick - Fanucci 2000)

 

 

Il romanzo, scritto da Dick negli anni Cinquanta, ha vissuto molte controversie prima di essere pubblicato e solo di recente è apparsa la sua prima edizione in italiano, nonostante rappresenti una prova evidente dell'evoluzione stilistica e tematica dello scrittore. Dick, considerato un autore di culto nell'ambito di un particolare tipo di fantascienza molto problematica e pessimista, si è sperimentato in alcuni romanzi, tra cui Mary e il gigante, fuori dal suo genere.

 

Il titolo del romanzo evidenzia il carattere fiabesco dei personaggi: Mary è la fanciulla, l'eroina che viene messa alla prova; il gigante è il tentatore, l'antagonista.

Il romanzo racconta la storia di Mary Ann Reynolds, una giovane dal carattere sensibile e profondo, e delle sue difficoltà affettive e di relazione. Dal momento in cui abbandona la famiglia per scoprire un ambiente sociale fatto di quartieri per i neri, locali dalla dubbia reputazione, uomini solitari e giovani musicisti arrabbiati, Mary affronta un viaggio che evidenzia un difficile panorama culturale ed emotivo.

 

Mary, infatti, è una ragazza che vaga da una situazione all'altra, prigioniera di un bisogno di affetto e di protezione che viene costantemente frustrato: tutti (il padre, gli amici, le persone incontrate casualmente) cercheranno di farle violenza e lei con la fuga o con una strana forma di complicità delusa, giocherà con la sua o con l'altrui sessualità. 

 

In una California autentica e presentata con forte realismo e gusto del particolare, si muovono i personaggi di questo romanzo e sorgono luoghi in cui la musica e il suono predominano. In questo contesto si inserisce uno strisciante razzismo che rende i personaggi di colore tendenzialmente rifiutati ed osservati con sospetto dalla comunità bianca californiana. 

 

Nell'economia del racconto, la "ragazza dai capelli neri", che rimane nelle fantasie di Dick come il simbolo della femminilità, è il filo conduttore di una narrazione che centra l'attenzione sull'America degli anni Cinquanta, perbenista e malsana, gretta e corrotta, che non lascia spazio alla speranza e che, per molti aspetti, riflette il momento attuale più che gli ultimi decenni del Ventesimo secolo.

 
 

 

 

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