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Manuale del perfetto papà

(beati gli orfani!)

(di Aldo Busi - Mondadori 2001)

 

 

Dalla lettura del libro appare evidente che quello di Busi è uno scritto polemico lanciato contro il maschio, anzi contro quel maschio che ha condizionato in gran parte la sua infanzia e la sua giovinezza, cioè il proprio padre.

 

Essere sconosciuto per lui, temuto e odiato fin da bambino, incapace di qualsiasi forma di dialogo e di contatto, quell'uomo non ha rappresentato nulla se non una fonte di risentimenti che neppure la morte ha smorzato. 

 

La sua durezza è rimasta un mistero che ha suscitato odio, ma di cui in fondo non interessa trovare spiegazioni, eppure Busi si chiede se il suo non sia da considerarsi, in un certo senso, il padre ideale. Perché essere maschio, e la paternità è il cuore della mascolinità, significa proprio questo: astio, violenza, diffidenza, incapacità di ascoltare e di accettare le diversità.

 

Molto interessanti le digressioni dell’autore sulla sua omosessualità, soprattutto perché diverse ed inconsuete: stupisce, infatti, la poca stima per gli uomini da parte di un omosessuale. Nella seconda parte del volume viene delineata l’immagine del padre perfetto ma anche quella del perfetto zio, ruolo che l'autore riveste con grande amorevolezza nella vita. 

 

Interessante è la visione ampia della famiglia che viene proposta e che può rappresentare l'unica salvezza per padri, figli, e per l'intera società. Per non sembrare un moralista, Busi ironizza anche su questo messaggio ma la serietà della riflessione è indiscutibile, e questa indicazione, nel pessimismo generale delle ultime opere, apre qualche spiraglio a chi non accetta di vivere nella banalità del male che, con crudezza e sarcasmo, l’autore dimostra essere la caratteristica precipua dei nostri tempi.

  
 

 

 

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