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Elegante,
elusivo, aristocratico come un principe del Rinascimento,
per tutta la vita il più appartato pittore del XX secolo ha
innalzato una barriera di riserbo assoluto sulla sua
esistenza privata, avvolta, come i suoi quadri, in un alone
ambiguo ed enigmatico. Perciò è tanto più sorprendente e
prezioso questo libro, frutto di un paziente lavoro durato
due anni, nel corso dei quali Balthus si è confidato ad
Alain Vircondelet come mai aveva fatto, consegnando a queste
pagine quello che si può considerare a tutti gli effetti il
proprio testamento spirituale.
Per
capitoli brevi, quasi fulminee ricapitolazioni di di un
secolo d'arte e cultura, Balthus racconta il raffinato
ambiente familiare in cui crebbe (i genitori, entrambi
pittori, frequentavano abitualmente personaggi come Gide,
Valéry, Cocteau, Derain, Bonnard), gli incontri e le
amicizie che nutrirono la sua esistenza (Rilke sopra tutti,
Picasso e Giacometti), gli artisti del passato più o meno
recente da lui amati (Delacroix, Courbet, Cézanne, i
prediletti Piero della Francesca e Masaccio), i luoghi
preferiti (Parigi, naturalmente, la Svizzera e l’Italia).
Chi
cercasse la storia completa della vita di questo artista non
la troverà. Ma chi invece volesse leggere un libro di
ricordi frammentari, da sfogliare come pensieri e aforismi,
non sarà deluso. Il libro è, infatti, il frutto del
desiderio di un uomo essenziale e schivo di aprirsi finalmente al
mondo e lasciare una testimonianza di sè, ma senza mai
davvero "scoprire" l'anima, e fornire una chiave
d'accesso per comprendere il lavoro di una vita.
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