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Conosciamo
veramente i nostri figli, ci interessiamo di loro o
dobbiamo imputare a noi quei difetti che
"scarichiamo" sugli adolescenti: immaturità,
egoismo e irresponsabilità? Non siamo più capaci di
assolvere al compito di genitori, ma amiamo
circondarci di educatori. Pensiamo, infatti, che
offrire ai nostri figli una scuola elitaria,
competitiva e a tempo pieno sia il modo migliore per
aiutarli a maturare, a prepararsi alla vita e a
crescere.
Così
facendo, demandiamo ad altri il compito di insegnare a
bambini e ragazzi ciò che noi non siamo più in grado
di insegnare e, nel contempo, li deresponsabilizziamo
privandoli di quella parte della giornata da dedicare
al gioco individuale, all'attività sportiva e alla
solitudine, talvolta necessaria ad assicurare una
crescita equilibrata.
Educare
è difficile: richiede coinvolgimento, stimoli e anche
saper dire di no. Meglio parcheggiare bambini e
adolescenti pur di non ascoltarli o rispondere alle
loro richieste. Parallelamente lo scrittore denuncia
carenze e difetti della scuola, che determinano forti
ripercussioni sull'iter formativo dei ragazzi. Molto
di più potrebbero fare istituzioni pubbliche e
amministrazioni locali, ma la famiglia non può
delegare tutto all'esterno.
Da
anni Paolo Crepet viaggia lungo l'Italia per
incontrare genitori, studenti, insegnanti ed
educatori. Da questo lavoro di ascolto sul campo sono
nate le riflessioni contenute nel libro, la rabbia e
l'indignazione per ciò che non si fa per amare
bambini ed adolescenti. "Amare significa veder
crescere, amare la dipendenza è solo esercizio di
egoismo. Insegnare autonomia significa dunque educare
a vivere": questa - secondo Crepet - è la sfida
più affascinante e difficile della nostra comunità. |