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Il
suo libro si apre con un'analisi del ruolo sociale,
oltre che economico, che i marchi hanno avuto negli
ultimi venti, trent'anni, il costituirsi di cliché
precostituiti anche per le modalità di vita più
apparentemente alternative. Ci accompagna nei centri
commerciali del Nord America, con il loro life-style
pronto da indossare. Ci presenta
un grande numero di attivisti che combattono la società
dei marchi: i "sabotatori" di cartelloni
pubblicitari, i manifestanti che hanno sfidato la
Shell sul delta del Niger, gli attivisti dietro al
processo McLibel di Londra, gli hacker che hanno
dichiarato guerra ai sistemi informatici delle
multinazionali che violano i diritti umani in Asia.
Dietro l'industria dei
"marchi" e delle "firme", si cela
una società occidentale che non esita ad applicare,
nei confronti del Terzo mondo, politiche di
sfruttamento economico e individuale degne di un
capitalismo orientato più all'Ottocento che al terzo
millennio. Dolorose sono, infatti, le condizioni di
vita in cui versano coloro che costruiscono nei paesi
più arretrati, materialmente, i prodotti proposti poi
all'immaginario degli acquirenti del G8: bambini e
donne costretti, in luoghi malsani, a ritmi di lavoro
mostruosi, operai pagati con una tazza di riso o con
due dollari per dieci, dodici ore di lavoro.
Con
questo libro Naomi Klein raccoglie, spiega e analizza
le ragioni della nuova contestazione, fornendo allo
stesso tempo una denuncia dettagliata delle
contraddizioni della nuova economia globale che,
secondo l'autrice, ha già tradito il suo credo
principale. |