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I
giovani che l’autore descrive sono simili a quelli della
nostra cultura, lontani dai principi canonici come la dignità
e l’onore, parole divenute ormai senza senso. Gli
adolescenti vivono tra soprusi e criminalità e proprio con
un atto di violenza si apre questo libro.
L’autore
si ispira ad un fatto vero accaduto nel 1997: è la storia
di uno stupro commesso da un gruppo di giovani ai danni di
una coetanea, che si accorge troppo tardi di essere
coinvolta in una simile violenza. I protagonisti principali
sono ragazzini dissoluti ed insoddisfatti: Kazuki ad esempio
è un quattordicenne ricco e viziato, consuma cocaina e
porta al polso un Rolex. Il suo svago principale è
cimentarsi nella realtà virtuale e nel tempo finisce col
confondere la sua vita con il gioco. Non ha relazioni e
scambi di affetti con gli altri: è messo da parte
dagli adulti e con gli amici ha solo rapporti di potere,
acquisito grazie alla posizione facoltosa del padre. La sua
famiglia è spaccata: la madre li ha abbandonati; il padre
gestisce sale per il gioco d’azzardo; Miho, sua sorella,
si prostituisce per noia e Koki, suo fratello, presenta
deficit mentali.
In
una società dove viene apprezzato solo chi possiede denaro,
che non condanna chi si prostituisce o spaccia, Kazuki
commette vari atti di follia che lo spingono ad uccidere
prima il suo cane e poi, durante una lite, suo padre e ad
occultarne il cadavere. Il ragazzo perde ogni contatto con
la realtà e la sua giovane vita sembra andare alla deriva.
Con
questo libro l'autore descrive la moderna cultura
giapponese, con i suoi limiti e le sue contraddizioni comuni
anche a tutte le altre società occidentali e le invita a
prestare attenzione sugli imprevisti sviluppi della
tecnologia e sulle difficoltà di una generazione cresciuta
nella realtà virtuale.
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