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Sei pezzi da mille

(di James Ellroy - Mondadori 2001)

 

 

L'ultimo romanzo di Ellroy è un'opera di grande ampiezza la cui trama si sviluppa in ben 762 pagine, che si apre ricordando una data storica: il 22 novembre 1963, giorno dell'assassinio di John F. Kennedy. Quel giorno è stato davvero discrimenante per la storia degli Stati Uniti ed è esploso il cuore del sogno americano.

 

Un giovane poliziotto di Las Vegas, Wayne Tedrow Junior, arriva a Dallas con 6000 dollari ed un odioso compito da svolgere, ignaro che sta per immergersi in un viaggio lungo cinque anni nei retroscena criminali della vita pubblica americana: a Las Vegas con la mafia e Howard Hughes, nel sud con il Ku Klux Klan e J. Edgar Hoover, a Cuba con un carico d'armi, in Vietnam e di nuovo in patria con una partita di polvere bianca e nuovi complotti di morte, mentre si avvicina il 1968.

 

Il romanzo, così come è sempre avvenuto per i romanzi storici classici, propone sia figure storiche che di pura fantasia e intreccia le azioni degli uni e degli altri collocandole tutte in un ambiente realistico e assolutamente verosimile. In questo modo è difficile distinguere tra verità e finzione, tra denuncia del malcostume e della criminalità americana degli anni Sessanta e abilità narrativa, capacità di creare suspense, costruzione quasi scientifica del delitto, doti proprie di uno scrittore di gialli.

 

Il linguaggio che lo scrittore americano usa è martellante, l'andamento narrativo intenso e, talvolta, la riproduzione di documenti ufficiali (di pura fantasia) che interrompono la storia permettono ai lettori una specie di tregua; sono un momento di pausa in uno scoppiettio di situazioni incalzanti. Un romanzo feroce, epico, dallo stile vertiginoso e appassionante come ciò che racconta. Un capolavoro spietato.

 

 

 

 

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