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Saltatempo

(di Stefano Benni - Feltrinelli 2001)

 

 

Un ragazzo un pò strano, figlio di un falegname comunista zoppo di tagliola. Lo incontriamo mentre un giorno di fine inverno "scarpagna" verso le Bisacconi (le scuole elementari del paese, un cubo giallo vomito dentro un giardino di erbacce trasandate). Canticchia "Se mi vuoi lasciare dimmi almeno perché".

 

Sono gli anni cinquanta e mentre ruba in una vigna un grappolo di schizzozibibbo Lupetto, così lo chiamano, vede un uomo, alto come una nuvola, con una barba immensa e un cane vecchio al suo fianco. Un dio? Una divinità pagana grande e sozza come un letamaio che gli regala, per tutta la vita, una facoltà meravigliosa: un orologio interno, anzi un orobilogio che gli consentirà di correre avanti nel tempo, di vedere quello che accadrà nel mondo e insieme di vivere il suo tempo, quello della sua vita e quello scandito dal normale orologio.

 

Così Lupetto diventa Saltatempo, cresce bislacco e distratto, mentre il paese dove vive va cambiando e l'orobilogio con i suoi giri improvvisi e vorticosi prospetta il tempo che verrà. Dalla guerra partigiana al Sessantotto: è il tempo dell'Italia che cambia, dei paesi che perdono la loro identità per diventare centri di svincoli autostradali, è il tempo del consumismo che avanza, della trasformazione della politica e del mondo.

 

Romanzo di formazione in cui le vicende personali del protagonista si intrecciano a quelle di un paese e di una nazione, Saltatempo è una storia poetica, raccontata con irresistibile umorismo e nello stesso tempo una singolarissima storia della società italiana. Perennemente in bilico tra presente, passato e futuro, la narrazione spazia abilmente tra ricordi e prospettive.

 

Sul piano della fantasia lo sguardo di Benni si muove con ironia e disincanto, creando personaggi e fatti surreali, le sue parole non potrebbero levare un monito più realistico e accorato di fronte alla trasformazione del mondo di oggi e al consumismo imperante. Difficilmente la lettura di un libro lascia tanta commozione, un retrogusto di malinconia dolcissima e una nostalgia per un'infanzia, non così lontana negli anni, ma lontanissima nel tempo.

 

 

 

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