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Queste
due contrastanti visioni sono presenti nel libro di Schulze:
la prima attraverso citazioni e riferimenti, la seconda
attraverso la rappresentazione angosciante della
disperazione quotidiana russa. Si alternano giallo, fiaba,
reportage, racconti di viaggi, brevi storie, inaudite,
spesso inquietanti, a volte fantastiche, a volte grottesche,
ma sempre dominate dal gusto di raccontare.
Incontriamo
mafiosi, prostitute, segretarie, giornalisti, mendicanti,
turisti, ogni sorta di tipi umani: un mondo variopinto,
imprevedibile, esotico, in cui non mancano il sesso, spesso
duro, e la violenza, spesso assurda, immotivata.
E
la mafia è guardata attraverso gli occhi eccitati del
killer con la stessa naturalezza con cui vengono descritte
le fiabe narrate da una giovane madre alle proprie bambine o
la disgustosa riconoscenza di una vecchia mendicante. Eppure
la felicità citata nel titolo, il cui vero valore è,
ovviamente, sempre rimesso in discussione, è
un’aspirazione reale e veritiera.
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