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Insieme le due sorelle crescono in
una famiglia della buona borghesia degli anni sessanta,
insieme vivono l'avventura della contestazione, i cortei,
l'occupazione delle case: ma mentre Maria, esauriti gli
entusiasmi politici, sceglie di rientrare in un'apparenza di
vita borghese con il figlio piccolo e di ricostruire un
matrimonio sempre sull'orlo della crisi definitiva, Isabella
sceglie rapporti instabili, vive lontano dall'Italia in
paesi sempre diversi, ma in qualche modo mantiene un legame
d'affetti con la famiglia; soprattutto con Maria, che
continua ad amarla e, in qualche modo, a temerne l'irruenza,
l'incapacità di elaborare un progetto di vita.
Anche un
amore comune, un turco un po' avventuriero e molto bugiardo
che stringe una relazione prima con l'una e poi con l'altra
sorella, segna la vicinanza di due donne che crescono,
operano le loro scelte, diventano madri sempre l'una a
fianco dell'altra, in polemica, avvicinandosi e poi di nuovo
lontane, discutendo e abbracciandosi; fino a che Maria
scoprirà in quella sua sorella così sventata e
affascinante, e apparentemente forte e indipendente, una
fragilità profonda e inguaribile, l'incapacità di stare
sola, di non aggrapparsi a un uomo.
La Comencini tenta
meritoriamente di esplorare in questo libro il terreno opaco
e delicato della sorellanza, dei fili che legano
contraddittoriamente la vita delle donne: la famiglia, gli
amori, la maternità, il lavoro minuto e quotidiano che una
famiglia richiede. Spiace però che tale tentativo sia
malamente sorretto da una scrittura spesso arrendevole alle
tentazioni del retorico: descrizioni già troppo lette e
sentite, e ormai un po' stantie, di cortei e assemblee, e un
linguaggio pericolosamente vicino a certa letteratura
confidenziale "al femminile", frenano un romanzo
che poco mantiene delle sue molte ambizioni.
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