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Tutto
è fatidico
(di Stephen King - Sperling & Kupfer 2002)
Gli amanti del genere horror
possono rallegrarsi: Stephen King è tornato con un nuovo
libro che aggiunge un altro bel capitolo al suo ricchissimo
repertorio. Da anni protagonista delle classifiche dei best seller
internazionali, Stephen King non ha perso un
briciolo della sua vena creativa e queste brevi storie ne
riconfermano la meritata fama del "re del brivido".
Nell'introduzione al libro lo stesso King spiega le
ragioni del suo amore per il racconto: «Ho venduto il mio
primo racconto a ventuno anni – scrive King. – È da
molto tempo che per me la pratica della scrittura non è più
una novità ma non per questo ha perso il suo fascino. Nel
corso degli anni ho continuato a scrivere racconti, in parte
perché di tanto in tanto mi vengono ancora in mente idee
interessanti – e in parte perché questo è il mio modo di
affermare, perlomeno a me stesso, che non mi sono venduto,
come forse pensano i miei critici più severi». Da vero
cultore del genere, King riconosce che esistono «idee
splendidamente concise» per cui è ideale la forma del
racconto; idee che «chiedono di essere espresse in tremila
parole, forse anche novemila, quindicimila al massimo».
Ecco allora in questo libro una sequenza di riusciti quadri
narrativi in cui l'angoscia e il senso del macabro
convivono con l'ironia, la volontà di stupire e un
pizzico di malinconia. Le storie ruotano attorno a spunti
originali o a temi tradizionali della narrativa horror,
ravvivati da uno stile unico e inconfondibile. Dalla
scampata autopsia ad un "impotente" morto apparente alla
vicenda del viaggiatore sull'orlo del suicidio che ama
trascrivere e collezionare i graffiti metropolitani; dall'incontro ravvicinato con
l'entità demoniaca alle
trame dell'adolescente ombroso che abita nella casa
accanto, quattordici «pezzi unici» pazientemente lavorati
nella bottega di un vero artigiano del genere.
Non regalate animali, non comprate
nulla alle svendite da cortile, non inimicatevi
l'adolescente ombroso della casa accanto e, soprattutto,
sappiate che tutto è fatidico.
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La
paura di Montalbano
(di Andrea
Camilleri - Mondadori 2002)
Il
commissario Montalbano - è stato detto più volte -
è un personaggio che cresce, che si modifica di
avventura in avventura. E diventa, a seconda dei casi,
più saggio o più ribelle, più duro o più sensibile
al dolore del mondo. Come capita a ognuno di noi
quando i fatti della vita ci cambiano, perché non
scivolano addosso ma entrano dentro. è
normale, quindi, che Montalbano possa aver paura. La
paura, anzi, è reazione addirittura prevedibile per
un eroe che ha costruito la sua simpatia sulla
normalità, sulla normalità più assoluta, fatta
dell'istinto che spesso prevale sulla ragione, della
meteoropatia che, se una mattina gli provoca
"umore nivuro", all'ora di pranzo è pronta
a sciogliersi nella "concentrazione da bramino
indù" con cui il commissario affronta un piatto
di triglie fritte.
La
paura di Montalbano raccoglie sei racconti, tre
lunghi e tre brevi; gialli infarciti da ironiche note
di costume "intorno all'immortale sicilianità".
Che il pubblico come al solito gradisce in massimo
grado. In due di essi Montalbano è in trasferta, ma
sembra a disagio lontano da Vigàta. I suoi movimenti
appaiono goffi, accetta inviti da persone che detesta,
sbaglia strada, si fa addirittura prendere a botte da
un balordo. Negli altri opera nel suo territorio ed è
finalmente se stesso, con i colleghi che conosciamo e
abbiamo imparato ad amare: Fazio, Catarella, il
questore Bonetti-Alderighi.
I racconti più belli, per la suspense, i problemi
sociali che affrontano e la profondità dei
protagonisti sono Ferito a morte e Il quarto
segreto. Nel primo c'è una torbida storia
sessuale che finisce in delitto. La protagonista è
una bella ragazza rimasta orfana, domestica nella casa
dell'anziano zio usuraio. La giovane assiste
all'omicidio del vecchio e spara un colpo di pistola
all'assassino che riesce a vedere solo di spalle
mentre fugge. Dall'inchiesta vengono fuori tutti i
loschi affari del vecchio e la sua ambigua vita
sessuale.
Nel secondo Montalbano si trova di fronte alla morte
apparentemente accidentale di un operaio albanese in
un cantiere edile. In realtà un omicidio.
L'extracomunitario, che a casa possedeva abiti
eleganti e costosi, svolgeva una ben differente
attività. Il racconto è una forte denuncia del mondo
degli appalti in Sicilia, dove non si posa un mattone
se le solite potenti famiglie e i loro burattini
politici non vogliono.
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Come
un uragano
(di Nicholas
Sparks - Frassinelli 2002)
Adrienne è una donna
tranquilla, con tre figli allevati con le sue sole
forze dopo un divorzio che l'ha messa a dura prova. Sa
che viene generalmente considerata una signora tranquilla e
prevedibile, persino un po' ingenua, e di solito fingere di
adeguarsi a questo stereotipo la diverte. Ma quando la
figlia Amanda cade in una profondissima depressione dopo la
morte del marito, lei decide di rivelarle un segreto a lungo
taciuto per non minare quell'immagine rassicurante alla base
del loro equilibrio famigliare. Così, seduta al tavolo di
cucina, una sera le racconta di quando, quattordici anni
prima, aveva sostituito un'amica nella gestione di una
locanda sull'oceano e in quei pochi giorni strappati alla
quotidianità aveva fatto un'esperienza che le aveva
cambiato la vita. Dicembre 1988: in un'isoletta del North
Carolina si incrociano i destini di Paul e Adrienne, due
persone che stanno faticosamente raccogliendo i frammenti
delle proprie esistenze. Soli in quel luogo appartato che
sta per essere investito da un uragano, mentre il vento si
fa sempre più impetuoso, i due entrano in confidenza.
Riscoprono così la semplice felicità della comunione con
un altro essere umano, ma soprattutto vedono via via
accendersi il desiderio reciproco, abbandonandosi infine
all'amore.
Struggente e appassionato, un indimenticabile
romanzo sull'eternità dei sentimenti. Un racconto
piacevole, costantemente in bilico fra presente e passato,
scritto in un linguaggio semplice, dal sapore quasi
cinematografico nella descrizione delle espressioni, dei
gesti e dei luoghi. L'autore, a volte, inciampa in qualche
frase retorica. Ma forse questo è un pò tipico di ogni
storia romantica.
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Divorzio
a Buda
(di Sándor
Márai - Adelphi 2002)
Scritto
nel 1935, pochi anni prima di Le braci, Divorzio
a Buda ha già in sé la bruciante e implacabile
esattezza del capolavoro. Sessantasette anni dopo la
sua uscita, Adelphi lo propone finalmente in edizione
italiana, regalando ai lettori un nuovo straordinario
capitolo dell'opera di Sándor Márai.
Magistrale
interprete dei tormenti, delle passioni e delle ansie
dell’animo umano, lo scrittore ungherese dà vita anche in
questo romanzo a una storia intessuta di nostalgia e
dell'amaro ricordo di un passato mai risolto. I protagonisti
sono personaggi estremi, in lotta con se stessi e con i
fantasmi della loro mente e del loro cuore, perennemente
sospesi nell'attesa inconsapevole di una risoluzione finale
del loro dramma interiore.
Come Kómives, uomo e giudice integerrimo, che il destino
strappa a un'imperturbabile e regolata esistenza per
un’ultima e imprevista resa dei conti e dei
"sentimenti". A lui si affianca Imre Greiner,
vecchio amico e medico affermato, tormentato da un desiderio
disperato: dare una ragione alla crisi del suo matrimonio. I
due uomini ingaggiano un dialogo notturno, che si snoda
lungo l'intero romanzo. Sullo sfondo, Anna Fazekas, moglie
di Greiner e custode di una verità che cambierà per sempre
la vita di tutti.
In un crescendo di tensione, l'autore ricostruisce, pagina
dopo pagina e con impareggiabile stile, i segreti di un
amore solo fantasticato, sempre represso e negato. Scompone
le tessere di un mosaico irrimediabilmente segnato dalla
rinuncia, dal silenzio e dal dolore per poi ricomporle
definitivamente in un imprevedibile epilogo, illuminato
dalle prime luci dell'alba.
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La
ragazza con l'orecchino di perla
(di Tracy
Chevalier - Pozza 2000)
Delft,
Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella
prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e
protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un
perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come
domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer,
Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con
precisione il suo compito.
Dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non
urtare la suscettibilità della scaltra suocera e,
soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie
del pittore e la sua gelosa domestica privata.
Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso.
Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e
sentimenti, tensione e inganni.
Romanzo che ci conduce là dove l'arte è divisa dai
fantasmi della passione soltanto da una linea sottile: tra
Vermeer e Griet, l'artista e la serva, l'amato e l'amante,
l'uomo potente e la giovane donna che non possiede altro che
il suo incanto e la sua innocenza, si stabilisce un'intensa
relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non
dette. La ragazza con l'orecchino di perla ci offre anche
alcune delle pagine più felici, nella narrativa
contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.
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Buskashì.
Viaggio dentro la guerra
(di Gino Strada - Feltrinelli 200 2)
Le
imprese di Gino Strada e quelle dei collaboratori di
Emergency, che operano da anni per curare le vittime
di guerra di ogni angolo del mondo, sono note a
livello internazionale, soprattutto dopo gli ultimi
sviluppi del conflitto afghano. Ma Strada non è solo
un bravo medico è anche un cronista d'eccezione.
Questo libro è il racconto del travagliato
viaggio dall'Italia a Kabul all'indomani dei
tragici fatti dell'11 settembre. L'impresa
incomincia il 9 settembre 2001: in seguito alla
notizia dell'attentato al generale Massud capo della
guerriglia antitalebana, Strada e altri volontari di
Emergency decidono di partire per raggiungere il paese
asiatico dove intuiscono il precipitare della
situazione politica. Due giorni dopo la strage di New
York dissolve ogni dubbio: l'Afghanistan sta per
diventare il centro di un nuovo conflitto, mai come in
quel momento è necessaria la presenza di medici e
volontari che assistano malati e feriti. Gino, l'inglese Kate e il curdo Youssuf decidono di
raggiungere Kabul per riaprire l'ospedale chiuso
alcuni mesi prima dalle autorità talebane. Buskashì
è la cronaca del loro viaggio, una vera e propria
odissea costellata di pericoli ma sorretta dalla
grande determinazione di chi vuole entrare in un paese
da cui fuggono tutti, compresi i membri dell'ONU e
della Croce Rossa Internazionale. Tutte le frontiere
del paese asiatico sono chiuse e per raggiungere la
capitale il gruppo deve attraversare via terra le
montagne dell'Hindukush, giungere nella valle del
Panchir e proseguire sotto i bombardamenti fino alla
meta. Unici occidentali presente a Kabul in quei
giorni, Gino e Kate saranno testimoni della disfatta
dei talebani e assisteranno alla creazione del governo
dei mujaheddin dell'Allenza del nord. Il libro
prende il titolo dal nome del gioco nazionale afghano
un gioco violento e senza regole che rende alla
perfezione il dramma vissuto dal paese asiatico. Nel buskashì
due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di
una capra decapitata così come nel conflitto afghano
i numerosi protagonisti, spinti da interessi
sovranazionali, si contendono una regione e un popolo
martoriati.
Scritto in uno stile chiaro e scorrevole
di stampo giornalistico, il libro di Gino Strada non
è solo la cronaca di un’impresa straordinaria ma
anche il ritratto di un paese e una riflessione sulla
politica internazionale, sull'informazione e sul
mondo degli aiuti umanitari da parte di un osservatore
indipendente dalle logiche di potere delle potenze
internazionali.
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Il
momento
è catartico
(di
Flavio
Oreglio - Mondadori 2002)
Se
lei ti dice: "Lasciati andare", ma tu sei
appeso al cornicione... Se una mattina arrivi in
anticipo al lavoro e pensi: "Che culo, non ho
trovato traffico", ma poi ti accorgi che è
domenica... Se pesti una merda e dici: "Porta
fortuna!", ma cazzo... in salotto! Se ti sei
montato la testa, ma non hai seguito le istruzioni...
Se la vita è una ruota, ma sulla tua gira un
criceto... Se la prima volta che hai fatto l'amore è
stata un'esperienza unica, ma purtroppo è rimasta
un'esperienza unica... Se hai un sogno nel cassetto,
ma ti hanno fottuto la scrivania... Se quando il gioco
si fa duro, lei è già andata via... Se il paese va a
puttane e sono tutti a casa tua... allora è forse
giunto il momento ("catartico" ovviamente)
di leggere questo libro. Perché la gente che non ride
mai non è seria e perché l'autore è un comico di
quelli veri (quelli che fanno ridere), e il materiale
raccolto in questa antologia - tutte le poesie, i
monologhi, le canzoni e gli aforismi - è un rimedio
contro la malinconia.
Con uno stile che si rifà ai maestri della comicità
milanese, da Gaber a Jannacci, da Nanni Svampa ai
Gufi, Oreglio è un comico completo: autore, attore,
cantante, non lascia nulla al caso.
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