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Faccia
a faccia
Trenta
personaggi famosi raccontano il nostro tempo
(di
Luigi Vaccari - Rizzoli 2002)
Trenta
protagonisti della vita italiana si confrontano e si raccontano in 15 singolari
"faccia a faccia", rivelando aspetti curiosi,
debolezze insospettate, allegrezze, insofferenze,
malinconie, soddisfazioni. Un
modo originale per descrivere il nostro tempo e in
particolare l'Italia degli ultimi vent'anni. Una serie di
interviste sui più diversi temi, condotte a coppie di
personaggi, tra loro molto diversi per professione e,
talvolta, anche per età, ma tutti notissimi al grande
pubblico. Il successo, che è l'elemento comune agli
intervistati, è giunto attraverso attività differenti: si
passa dallo scrittore, all'attore, al manager, al
giornalista, all'industriale, all'uomo di spettacolo, al
celebre chirurgo. Ognuno dalla sua angolatura osserva un
aspetto della vita e di sé, dà un'interpretazione
soggettiva delle ragioni della propria affermazione o di
certe consuetudine del costume nazionale. Di certo le
esperienze descritte non possono essere generalizzate, il
lettore medio non potrà sicuramente ritrovarsi in molte
delle affermazioni di questi vip. Sarà però proprio la
somma delle varie testimonianze a ricostruire certe
caratteristiche dell'Italia d'oggi, almeno a spiegare il
perché del successo e come si riesca a incidere sulle
abitudini e sulla mentalità del Paese.
I testi erano già apparsi (anche se qui sono stati
rielaborati e ampliati) in vari numeri di Capital e
sono stati giustamente raccolti da Luigi Vaccari in volume
perché è proprio l'insieme di argomenti e di personaggi
pubblici a costituire un'interessante finestra aperta sul
nostro tempo.
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Giacarandà
(di
Domenico Capocardo - Marsilio 200)
Sicilia
orientale: 1747. Il marchesino Giulio Limiri decide di
costruire una nuova casa di famiglia in riva al mare nella
baia chiamata Seno Pelagio, sotto Taormina. Proprio lì,
incontra la giovanissima figlia di don Carmelo Mondio,
Matilde, che gli accende l'animo di passione. Inizia così
l'avventura del marchesino, coinvolto, suo malgrado, nella
terribile e sotterranea contesa tra gesuiti e domenicani,
spalleggiati rispettivamente dal duca Gregorio di Elinunte e
da don Arcangelo Tascio. Sarà Agatina, l'amante di don
Giulio che, delusa nelle sue attese dal nuovo amore per
Matilde, innescherà la faida che porterà allo scontro
cruento.
Giacarandà,
un albero e delle foglie in copertina: Jacaranda, un genere
di piante arboree abitualmente dette palissandri brasiliani.
Due di questi alberi (veri e propri patriarchi verdi)
avevano dimora nel parco della Villa comunale di Taormina,
ma sono stati abbattuti negli anni Cinquanta, lo racconta
l'autore stesso in una breve nota prima del testo. Il loro
nome è allegro, brillante, incuriosisce e invoglia a
scoprirne le "radici". Forse per questo motivo,
oltre che per una evidente passione per tali piante,
l'autore ha scelto questo titolo e ne ha ricercato le
origini che si ramificano nel 1747, proprio nella zona di
Taormina, naturalmente. Un romanzo storico, ma estremamente
moderno nella forma narrativa e trascinante nel serrato
evolversi dei fatti, che vedono protagonisti uomini e donne
di metà Settecento che si destreggiano tra ripicche amorose
e lotte di potere, proprio come oggi.
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Infiniti
peccati
(di
Richard Ford - Feltrinelli 2002)
Dieci
racconti, infinitamente densi e ricchi nella forma, che
parlano di coppie che si uniscono senza una ragione, stanno
insieme senza una ragione, si separano senza una ragione. O
forse no: che si uniscono per la ragione più vecchia del
mondo, per amore (o il sogno di un amore?), e che dopo una
soddisfacente o insoddisfacente relazione, scoprono di non
poter più stare insieme. L'uomo è dunque condannato alla solitudine? A leggere
Ford si direbbe di sì, con tutte le mogli e i mariti
separati che si incontrano nei suoi libri. I più saggi
sembrano essere spesso i ragazzi, i figli di queste medesime
coppie, adolescenti malinconici che, abbandonati a se
stessi, si organizzano, si danno da fare, cercano di tenere
in piedi la baracca e osservano i disastri degli adulti con
uno sguardo freddo e crudele.
La moltitudine di peccati, cui allude il titolo del libro,
evoca con risoluto candore la nostra incapacità di essere
fedeli, sinceri, pazienti, onesti, appassionati, in
definitiva di essere attaccati a coloro che desideriamo o ai
quali dovremmo semplicemente voler bene. Tanti peccati,
dunque, tra i quali sembra spiccarne uno, che a ben guardare
non è neppure tale: la piccolezza del nostro essere uomini
davanti a un sentimento così grande come l’amore, la
meschinità della nostra vita reale rispetto ai sogni che la
ispirano, l’avarizia, la grettezza e la miseria dei nostri
rapporti con gli altri. Non siamo capaci di stare insieme,
ci dice Ford. Il nostro interesse è superficiale, le nostre
motivazioni ridicole, incostanza e tradimento dominano le
nostre relazioni e la vita in comune è così fragile che
basta alterare una piccola cosa per cambiare tutto. Un'altra grande prova narrativa di Richard Ford, definito
dal New York Times Book Review un "classico
americano".
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L'imputato
(di
Steve Martini - Longanesi 2002)
Se vi
accusassero di omicidio, di aver ucciso una vostra collega,
facendola poi a pezzi e gettandola in mare, probabilmente
sareste disposti a fare qualsiasi cosa per provare la vostra
innocenza, giusto? Sbagliato. Almeno così pare al dottor David
Crone, notissimo genetista, su cui si concentrano tutti gli
indizi emersi dalle indagini sulla morte violenta della giovane
e ambiziosa scienziata Kalista Jordan: la presenza, in casa
dell'uomo, delle fascette serrafilo con cui la donna è stata
strangolata, un rapporto di lavoro non esattamente tranquillo,
culminato in un violento litigio avvenuto la sera prima della
scomparsa di Kalista, una denuncia per molestie sessuali.
Eppure, per Crone, essere l'imputato in un processo che
si annuncia lungo e difficile sembra soltanto un fastidioso
contrattempo sulla strada della sua attività scientifica,
riguardo alla quale mantiene un riserbo così stretto da
insospettire persino il suo avvocato, Paul Madriani, costretto a
muoversi con enorme fatica nel labirinto di reticenze, bugie e
misteri costruito da Crone stesso e dai suoi fidati
collaboratori. E la situazione processuale, già critica,
diventa addirittura disperata quando si presenta a testimoniare
la madre della vittima, accusando Crone di condurre ricerche di
genetica razziale su cui Kalista aveva scoperto verità a dir
poco scottanti.
Stile serrato e coinvolgente, personaggi ricchi di umanità e
una vicenda in cui non mancano i colpi di scena sono gli
inconfondibili «marchi di fabbrica» di un autore che si
conferma un autentico maestro del legal-thriller.
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Ogni
cosa è illuminata
(di
Jonathan Safran Foer - Guanda 2002)
Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente, che si
chiama Jonathan Safran Foer (proprio come l'autore), visita l'Ucraina per trovare Augustine, la donna che può aver
salvato (o non aver salvato) suo nonno dai nazisti. Jonathan è
accompagnato nella sua ricerca da un coetaneo ucraino, Alexander
Perchov, detto Alex. Alex lavora per l'agenzia di viaggi di
famiglia, insieme a suo nonno che, a dispetto di una cecità
psicosomatica, fa l’autista e a una cagnetta maleodorante,
chiamata Sammy Davis Jr., in onore del cantante preferito dal
nonno. La storia del loro viaggio, raccontata retrospettivamente
da Alex in un registro irresistibilmente comico, si alterna ai
capitoli di una vera e propria saga ebraica, attraverso la quale
Jonathan ripercorre, sul filo della memoria famigliare, le
vicende di un villaggio del 1700 fino alla distruzione avvenuta
a opera dei nazisti.
Ogni cosa è illuminata è un viaggio reale, e insieme un
viaggio di apprendistato e un viaggio nella memoria: un romanzo
che parla di persone e luoghi che non esistono più, delle verità
dolorose che si celano dentro la storia di ogni famiglia, della
necessità di ritrovare e reinventare di continuo il passato,
per dare un senso al vivere.
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